Il furbo Navalnyj e la miopia dei media mainstream

Come c’era da attendersi, oggi sui media occidentali trova ampio risalto la notizia dell’arresto del blogger russo Aleksej Navalnyj, corredata ovviamente da commenti sdegnati di tante anime belle che – come capita spesso quando si parla di Russia – fissano il dito quando gli si indica la luna. Una regola base di un buon giornalismo consiste nel dare la notizia in modo completo, affinchè il lettore/telespettatore possa farsi un’idea tutta sua: con il caso Navalnyj, naturalmente, ciò non è avvenuto. Il titolo sparato per tutta la giornata di ieri da TV e siti web è stato che il blogger russo, oppositore di Vladimir Putin e “attivista per i diritti umani” (locuzione così inflazionata ultimamente da aver svilito i nobili intenti di tante battaglie) è finito in manette assieme ad altre centinaia di suoi seguaci per aver indetto una manifestazione contro la corruzione dilagante in Russia per opera del premier Dmitri Medvedev. Ora, la notizia di un oppositore che finisce in carcere per aver protestato contro la corruzione di un governo genera senza dubbio sdegno in chiunque, incluso in chi scrive. Solo che quella notizia è stata mutilata di alcuni particolari, che forse avrebbero potuto darle un connotato leggermente differente. Continua a leggere

Mosca come Londra: ecco gli Speaker’s Corner al Parco Gorkij e al Sokolniki

Lo Speaker’s Corner, il notissimo angolo di Hyde Park storico emblema londinese della libertà di espressione, ha da ieri due gemelli in Russia, da quando cioè è infatti entrata in vigore la legge, approvata dalle autorità cittadine di Mosca il 26 dicembre, che istituisce nel Parco Gorkij e nel Parco Sokolniki della capitale russa due aree dove i manifestanti potranno riunirsi liberamente e tenere i loro comizi senza dover chiedere autorizzazione alcuna: l’unico obbligo, per gli organizzatori delle manifestazioni, sarà darne comunicazione alla direzione dei due parchi con massimo 15 giorni di anticipo e comunque non oltre il terzo giorno precedente l’evento. Per velocizzare le procedure, le autorità moscovite attiveranno entro fine gennaio un sito web ad hoc, dove i comizianti potranno registrare l’evento. Continua a leggere

Pussy Riot, i dubbi di Medvedev: “La loro condanna è stata un’autorete”

In attesa del processo d’appello fissato per il prossimo 1° ottobre, prosegue in Russia il dibattito tra innocentisti e colpevolisti sulla vicenda delle Pussy Riot, il trio punk condannato lo scorso mese a 2 anni di carcere per vilipendio alla religione, dopo aver intonato una “preghiera” contro Putin nella cattedrale moscovita del Cristo Salvatore. Oggi pomeriggio è intervenuto sulla questione il premier russo Dmitrij Medvedev che, durante un incontro con i funzionari del suo partito della città di Penza (600 km a sudest di Mosca), ha manifestato forti perplessità sulla decisione presa dal tribunale distrettuale di Khamovnicheskij lo scorso 17 agosto: “Sono rimasto semplicemente disgustato da ciò che hanno fatto – ha dichiarato l’ex presidente russo – ma penso che la loro condanna sia stata un autogol”. Medvedev all’inizio del processo aveva chiesto ai giudici una sentenza clemente, ritenendo che i mesi di carcere preventivo fossero stati già una pena sufficiente per le tre ragazze. Continua a leggere

Pussy Riot: nuovo caso di dissenso o trovata pubblicitaria mal riuscita?

Anche se non ha il peso politico del processo a Mikhail Khodorkovskij, il caso giudiziario che vede coinvolte la rock-band russa Pussy Riot sta comunque spaccando in due l’opinione pubblica, e non solo. Questo gruppo punk tutto al femminile che va per la maggiore in Russia è diventato oggetto di dibattito e di scontro politico con tanto di eco internazionale, visti gli attestati di solidarietà giunti da rockstar del calibro di Sting e Peter Gabriel. Ma cosa hanno combinato queste tre ragazze neanche trentenni, in carcere da marzo, che lunedì sono comparse per la prima volta davanti ai giudici? Nadezhda Tolokonnikova, Maria Alekhina e Jekaterina Samutsevic devono il loro successo all’irriverenza delle loro esibizioni più che alla loro musica. Molto trasgressive a cominciare dal nome (un ambiguo riferimento all’organo sessuale femminile), le tre ragazze si sono fatte conoscere per i loro concerti, rigorosamente non autorizzati, tenuti nei posti più impensati: dai tetti degli autobus fino al cuore della Piazza Rossa. Continua a leggere