Gli Usa dispiegano i “Patriot” in Polonia. Tensione a Mosca

Il lancio di un "Patriot"

Il lancio di un missile "Patriot"

Gli Stati Uniti hanno avviato lo scorso 24 maggio il dispiegamento di batterie di missili “Patriot” a ottanta kilometri dal confine con la Russia, nella base di Morag, che dovrebbe ufficialmente diventare operativa nel 2012: di fronte all’immediata richiesta di chiarimenti giunta da Mosca, Varsavia ha spiegato che si tratta solo dell’applicazione di un accordo stipulato nel 2008 dall’allora presidente George Bush e dall’ex presidente Kaczynski, che prevede la presenza nella base di militari americani nel ruolo di addestratori dell’esercito polacco.

Tale spiegazione non ha però convinto il Cremlino, che lamenta l’eccessiva vicinanza dei missili ai confini dell’enclave di Kaliningrad, dove, per ritorsione, la Russia sta pensando di dispigare a sua volta batterie missilistiche SS-26 “Iskander” al di qua del confine con la Polonia: ad avanzare questa ipotesi è stato il presidente della Duma Boris Gryzlov, che in un’ intervista televisiva ha dichiarato di non essere tranquillo degli sviluppi della situazione, e che la Camera Bassa del Parlamento russo discuterà presto di un rafforzamento militare nella regione di Kaliningrad.

Il viceministro degli Esteri Aleksandr Gruško ha a sua volta dichiarato che nulla giustifica questa decisione del governo di Varsavia, il quale ha risposto, tramite il ministro degli Esteri Sikowski, affermando che la Polonia, quale membro della NATO, ha tutto il diritto di adottare misure per tutelare la sicurezza dei propri confini.

Le nuove tensioni sui “Patriot” rischiano di far naufragare il clima di amicizia e di cooperazione che si era instaurato tra Mosca e Varsavia dopo il tragico incidente aereo di Smolensk dello scorso 10 aprile, costato la vita al presidente polacco Kaczynski e a numerosi membri del governo e delle istituzioni: nei giorni successivi Russia e Polonia avevano avviato una serie di attività congiunte per risalire alle cause del disastro, tanto che molti avevano parlato di un “nuovo corso” tra i due paesi ex alleati.

Strategia militare nel viaggio di Netanyahu a Mosca

Benjamin Netanyahu

Il premier israeliano Netanyahu

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu spingerà per l’applicazione di sanzioni economiche all’Iran nel corso dei suoi incontri con il Presidente russo Dmitrij Medvedev ed il Premier Vladimir Putin, in programma agli inizi della settimana. Lo ha dichiarato lo stesso premier israeliano questa mattina, durante la riunione di gabinetto, prima di imbarcarsi su un volo diretto a Mosca.

La Russia si è infatti detta disponibile a sostenere sanzioni che abbiano un fine politico, ovvero che vadano a colpire gli organismi di governo direttamente coinvolti nel programma nucleare, ma non quelle che puntano a colpire l’economia del Paese nel suo complesso: Mosca infatti è uno dei principali partner commerciali di Teheran, e riceverebbe un danno notevole se la comunità internazionale decidesse di applicare un embargo.
Sulle stesse posizioni russe si è schierata la Cina, anche lei interessata a mantenere aperti i canali economici con l’Iran.

“Se la Russia acconsente alle sanzioni, la Cina si troverà isolata e probabilmente sarà costretta ad allinearsi con le potenze occidentali” ha dichiarato un funzionario israeliano al quotidiano Haaretz. “Ecco perché persuadere la leadership russa è così importante”.

Ma il viaggio di Netanyahu in Russia non riguarderà però solo le sanzioni, ma anche la vendita di sistemi difensivi antiaerei al regime degli ayatollah: Netanyahu vorrebbe infatti ricevere rassicurazioni dal Cremlino dell’immediato congelamento della fornitura all’Iran di missili “terra-aria” S-300, il cui dispiegamento di fatto renderebbe impossibile un eventuale attacco militare contro Teheran.

Se il premier israeliano dovesse tornare da Mosca con la sicurezza che l’Iran non disporrà dei sofisticati sistemi antiaereo russi, allora si aprirebbero nuovi scenari militari per il Medioriente: l’ipotesi di un attacco aereo di Israele agli impianti nucleari iraniani diverrebbe molto concreta.