Vale sempre in Russia il diritto a tenere un blog?

Fino a dove può spingersi la sicurezza dello Stato prima di superare i limiti imposti dalla Costituzione? Dev’essere stata questa la domanda che i membri della Duma facenti parte della Commissione per gli Affari della Comunità degli Stati Indipendenti si saranno posti, imbarazzati, quando martedì scorso il presidente della Commissione ha annunciato la costituzione di uno speciale Consiglio “anti-Rivoluzioni colorate”. In un’intervista al quotidiano Kommersant, Leonid Slutskij, che presiede la commissione parlamentare della Camera Bassa russa, aveva rivelato i progetti di costituire un apposito organo consultivo di vigilanza e di studio sulle minacce per la sicurezza dei paesi aderenti alla Csi provenienti dalle Rivoluzioni colorate e dal loro principale strumento di diffusione: il web. Continua a leggere

Il futuro dell’emittenza Tv russa secondo Medvedev

Che in Russia esistesse un problema legato all‘indipendenza dei media, era cosa nota. Tuttavia, questa “non-notizia” diventa “notizia” se a riconoscere questo problema è addirittura il numero uno del Cremlino: dalla Germania, dove si trova in visita di Stato, il presidente Dmitrij Medvedev si è detto pronto a considerare l’ipotesi della creazione in Russia di un’emittente pubblica indipendente dal governo e dal mondo imprenditoriale Continua a leggere

Il Fsb contro Skype, Gmail e Hotmail: polemiche a Mosca

Un commento forse troppo poco diplomatico di un alto funzionario dell’intelligence russa ha scatenato due giorni di polemiche a Mosca, che solo una repentina retromarcia del Fsb (l’ex Kgb) ha, in parte, attutito.
Tutto nasce da Aleksandr Andreechkin, dirigente dei Servizi segreti e capo del Centro per la sicurezza dell’Informazione e per le comunicazioni speciali,  che venerdì scorso avrebbe dichiarato, in un’audizione alla Commissione governativa per le comunicazioni federali,  che “l’utilizzo incontrollabile di servizi di messaggistica  potrebbe rivelarsi una minaccia Continua a leggere

Sentenza-shock in Russia: “Oscurate YouTube”

Il tribunale della città di Komsomolsk sull’Amur (sita nella Regione di Khabarovsk, estremo oriente russo) ha disposto il blocco di YouTube e di altri quattro siti web locali, con l’accusa di aver pubblicato contenuti a sfondo razzista. La sentenza è stata emessa lo scorso 16 luglio, ma se ne è avuta notizia solo ieri.
Tutto è nato da un video amatoriale contro gli immigrati caucasici e dell’ex Asia sovietica, che un gruppo neonazista russo aveva caricato sul famoso portale di video-sharing: il filmato è stato ritenuto “estremista” da una sentenza del tribunale di Samara dello scorso novembre ed è stato oscurato, ma per questo motivo YouTube è finita nella black-list del Ministero dell’Interno russo, che contiene tutti i siti web oscurati per motivi di ordine pubblico (contenuti inneggianti all’odio razziale, alla violenza, alla discriminazione sessuale e religiosa, ecc).

La sentenza d’appello non ha ribaltato il primo grado, anzi: con una decisone che ha scatenato enormi polemiche, due settimane fa la corte di Komsomolsk ha ordinato al provider web Rosnet, che serve la Regione di Khabarovsk, di bloccare l’accesso all’intero sito YouTube.com.

In un comunicato stampa, Rosnet ha infatti fatto sapere che il tribunale si è rifiutato di accogliere la sua proposta di oscurare solo le pagine incriminate, cosa che avrebbe così permesso un libero accesso al sito.
Sulla questione è ovviamente intervenuta Google, della cui galassia fa parte YouTube, che ha definito incostituzionale la sentenza: “Riteniamo che la decisione di limitare agli utenti di Rosnet l’accesso a tutto YouTube, e non a particolari video, violi il diritto alla libera informazione, garantito dall’articolo 29 della Costituzione russa” si legge in un comunicato stampa del colosso informatico americano.
Google monitorerà la situzione ma non farà appello: tuttavia da Mount View hanno voluto ribadire che la sentenza è sproporzionata, se solo si pensa che i video illegali su YouTube possono essere tranquillamente rimossi con una semplice richiesta inviata ai gestori del sito. Perchè allora colpire tutti gli utenti?

Già, perchè? Molte organizzazioni a difesa dei diritti umani temeno si tratti di un giro di vite verso la libera informazione, qualcuno si spinge a ipotizzare che quel video possa essere stato postato proprio per dare adito ad una crociata contro YouTube, che è diventato negli ultimi anni molto popolare in Russia e sulle cui pagine vengono sempre più spesso postati video-denuncia sulla corruzione di pubblici funzionari.

Il Cremlino non ha ancora commentato la decisione del tribunale di Komsomolsk, eppure YouTube riscuote successi anche nelle alte sfere del potere russo: il presidente Medvedev è un appassionato della comunicazione attraverso YouTube, tanto da avervi aperto un proprio “canale” dove frequentemente pubblica i suoi filmati istituzionali e i suoi video-messaggi, che ora però, per via della sentenza del 16 luglio, gli utenti di una vasta area dell’estremo oriente russo non potranno più vedere.