Russia, guerra dichiarata alla corruzione

Il palazzo della Duma a Mosca

La Duma, la Camera bassa del parlamento russo, ha iniziato la discussione di una normativa che rafforza le sanzioni contro i reati di corruzione: se la proposta diventerà legge, i condannati per tangenti dovranno pagare alle casse dello Stato una multa 100 volte più grande della somma ricevuta come “bustarella”. La legge è destinata divenire un tassello vitale nella guerra dello Stato contro la corruzione, che è ritenuta uno dei motivi del ritardo nello sviluppo economico del paese. I reati legati alla riscossione di tangenti in Russia sono raddoppiati nello spazio di un anno: un terzo di tutti i crimini economici nel paese ricade sotto il reato di corruzione, per la maggior costituita da piccole somme di denaro. Continua a leggere

“Alcuni giornali stanno dalla parte dei terroristi”

Lo speaker della Duma (la Camera Bassa del Parlament russo), Boris Gryzlov e quello del Consiglio della Federazione (la Camera Alta), Sergej Mironov, hanno accusato due importanti testate giornalistiche locali, il Moscovskij Komsomolets ed il Vedomosti, di essere schierate dalla parte del terrorismo islamico, per via di due articoli pubblicati all’indomani degli attentati di Mosca, e poco prima della rivendicazione da parte del capo dei ribelli ceceni Doku Umarov.

Durante un incontro con il presidente Medvedev, Gryzlov he espresso forti dubbi verso alcune prese di posizione dei due giornali, ritenute “alquanto sospette, e collegabili alle attività terroristiche”: in particolare, a finire sotto accusa sono stati il reportage di Vedomosti dal titolo “La rivincita del Caucaso” ed un editoriale di Aleksandr Minkin, direttore di Moscovskij Komsomolets, entrambi pubblicati il giorno dopo le stragi e contenenti critiche molto dure nei confronti della campagna militare nel Caucaso.
Le accuse di Gryzlov sono state condivise da Mironov, secondo cui “alcuni media, provando a convincere i cittadini che la battaglia contro il terrorismo è inefficace e che il governo non è capace di proteggere i suoi cittadini, fanno in pratica il gioco dei terroristi”.

Il presidente Medvedev ha però preso le distanze da queste dichiarazioni, affermando che le critiche espresse dai giornali sono “normali”, ma i giornalisti non devono comunque prendere le parti dei terroristi.

I due giornali finiti sotto accusa però respingono al mittente gli attacchi. Aleksandr Minkin, che nel suo pezzo aveva fortemente criticato l’azione delle agenzie di sicurezza federali nel Caucaso, pretende delle scuse da parte di Gryzlov: “Gli diamo una settimana di tempo per rimediare alle sue frasi. Se tra una settimana non avremo ricevuto un messaggio di scuse, adiremo a vie legali”.
“L’unico argomento comune tra i nostri articoli e le dichiarazioni di Umarov sono gli attentati”, taglia corto invece Tatiana Lysova, caporedattrice di Vedomosti.
Ma dall’enturage di Gryzlov insistono: “Alcuni media, a cominciare da Moscovskij Komsomolets, si sono comportati in maniera irresponsabile”.

Moscovskij Komosomolets e Vedomosti sono due giornali non allineati con la politica del Cremlino: il primo ha una linea editoriali simile a quella dei  tabloid britannici, improntata molto sul sensazionalismo e  su inchieste verso il potere russo; il secondo invece cura prettamente temi economico-politici , sul tipo del Financial Times.

Ora il timore per entrambi è che l’annunciato giro di vite contro il terrorismo possa comportare per la Russia una serie di restrizioni all’informazione.