Le tensioni Russia-Turchia si riflettono sul Nagorno-Karabakh

Azeri_tanks_in_Nagorno-KarabakhMosca ha pochi giorni fa annunciato l’apertura di una linea di credito da 200 milioni di dollari in favore dell’Armenia per consentirle l’acquisto di modernissimi sistemi missilistici russi, da quelli anti-carro a quelli anti-aereo portatili, oltre che accessori per ammodernare i carri armati attualmente in dotazione all’esercito armeno. La decisione russa di diffondere la notizia della consegna delle armi a Yerevan è alquanto anomala. In primis perché la Russia ha finora sempre rispettato la scelta politica dell’Armenia di mantenere una forte riservatezza sulle proprie spese militari, per evitare fughe di informazioni verso l’Azerbaijan, contro cui combatte da anni una guerra non dichiarata per il controllo del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero resasi indipendente nel 1992 e sostenuta da Yerevan. Continua a leggere

Dalla guerra delle sanzioni tra Ue e Russia gode l’Azerbaijan

gas-flameChi prenderà il posto di Mosca come fornitore di gas dell’Europa? I giorni immediatamente successivi allo stop imposto da Mosca alla costruzione del gasdotto South Stream, forse la più grave delle conseguenze del braccio di ferro tra Russia e Ue, sono stati caratterizzati da un susseguirsi di domande come questa, la cui risposta è sembrata essere univoca: l’Azerbaijan. Il rapporto tra Bruxelles e Baku non è mai stato idilliaco, per vicende sia storiche che d’attualità riguardanti il vicino armeno, ma anche per questioni relative al pugno di ferro con cui il presidente Aliev guida il Paese da più di dieci anni: ma considerate le temperature polari che il termometro euro-russo segna da un po’, i governi europei sembrano aver compreso la necessità di avvalersi delle risorse energetiche del Mar Caspio, per evitare che quel “grande freddo” si sposti dalla metafora politica alla cruda realtà. Continua a leggere

L’Italia rassicura l’Azerbaijan: «Il gasdotto TAP si farà»

Gasdotto«Il Corridoio Southern Gas rappresenta senza dubbio una rivoluzione nel campo del trasporto del gas»: con queste parole – riportate dall’agenzia di stampa Trend –  il Viceministro per lo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ha salutato a Baku la posa della prima pietra dell’imponente infrastruttura destinata a portare in Italia il gas proveniente dall’Azerbaijan. «E’ un momento molto importante che celebra le conquiste di obiettivi strategici nel campo della valorizzazione delle risorse energetiche del Mar Caspio. Questi risultati sono il frutto di 20 anni di cooperazione tra Azerbaijan e varie società petrolifere, inaugurata giusto vent’anni fa», ha dichiarato il vice di Federica Guidi. L’ultimo segmento del Corridoio Southern Gas è il Gasdotto Trans-Adriatico TAP (Trans Adriatic Pipeline): lungo circa 870 chilometri, si collegherà con quello Trans-Anatolico (TANAP) vicino al confine tra Turchia e Grecia, attraverserà quindi il territorio ellenico e quello albanese fino alla città di Fier, per poi tuffarsi nell’Adriatico e sfociare in Puglia, nella zona di San Foca (Lecce), da dove poi, attraverso la rete di trasporto gestita da SNAM Retegas, il metano proveniente dal Mar Caspio verrà portato sui principali mercati dell’Europa Occidentale, come Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera ed Austria. Continua a leggere

La Svizzera: impegno dell’Osce per un accordo sul Nagorno-Karabakh

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERALa Svizzera si impegnerà a sostenere i colloqui di pace per una soluzione pacifica all’annoso conflitto del Nagorno-Karabakh, durante la sua presidenza di turno dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Lo ha annunciato venerdì il ministro degli Esteri svizzero Didier Burkhalter durante un incontro con il suo omologo azero Elmar Mammadjarov, a latere del Consiglio dei ministri dell’Osce tenuto a Kiev il 5 e il 6 dicembre. Mammadjarov ha sottolineato che la riapertura dei negoziati passa attraverso un necessario ritiro delle forze armate armene dalla regione contesa, che si trova in territorio dell’Azerbaijan ma è rivendicata dall’Armenia fin dal 1988, quando ancora le due repubbliche facevano parte dell’Urss. La situazione nel Nagorno-Karabakh precipitò nell’estate 1991, all’indomani del fallito golpe contro Gorbaciov, origine di un effetto-domino che avrebbe portato di lì a pochi mesi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Continua a leggere