Sanzioni Ue, Mosca corre ai ripari e inietta capitali pubblici in Rosneft

Silos RosneftIl gigante petrolifero statale russo Rosneft, che l’Ue ha fatto oggetto delle ultime sanzioni legate alla crisi ucraina, potrebbe richiedere liquidità aggiuntiva ad un Fondo sovrano istituito nel 2008 dal Ministero dell’Economia a supporto del sistema pensionistico nazionale: lo ha annunciato il vicepremier russo Arkadij Dvorkovič, già consigliere economico del Cremlino, aggiungendo che il governo ha approvato in toto il programma d’investimento della compagnia energetica. L’annuncio equivale alla prima contromossa russa al nuovo pacchetto di sanzioni che l’Ue ha varato il 12 settembre scorso, e che per la prima volta dall’inizio del braccio di ferro tra Mosca, Washington e Bruxelles va a colpire alcune grandi corporation russe (tra cui appunto Rosneft) dal punto di vista economico: le ultime misure infatti restringono l’accesso di gruppi energetici e finanziari a partecipazione pubblica al mercato dei capitali europeo e americano, impedendo loro quindi di disporre nel prossimo futuro di capitali freschi. Continua a leggere

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L’Artico è zona militare ma la Russia non è pronta ad un’eventuale guerra

Artico russoSalvo colpi di scena dell’ultimo minuto, il caso dei trenta attivisti di Greenpeace, arrestati a settembre dalla polizia russa per aver aver tentato di assaltare una piattaforma petrolifera di Mosca nell’Artico, starebbe per giungere in queste ore ad una svolta: un gruppo di nove militanti potrebbe essere scarcerato a breve dietro il pagamento di una cauzione di circa 55mila euro, il che lascerebbe sperare in un ulteriore ammorbidimento delle autorità russe nei confronti dei restanti ventuno arrestati. La grande copertura mediatica che ha ricevuto la vicenda si è – giustamente – concentrata sull’aspetto umano, ovvero sulla detenzione degli attivisti, di cui sono state raccontate storie e imprese. Una descrizione “minimalista”, che però, proprio perchè tale, non è riuscita a collocare l’azione all’interno del più ampio contesto economico e militare che oggi è l’Artico. Continua a leggere

Per il petrolio dell’Artico c’è anche l’Italia: accordo tra Eni e Rosneft

L’Eni e la compagnia petrolifera statale russa Rosneft investiranno 70 miliardi di dollari per le attività di esplorazione e sfruttamento dell’Artico russo: è quanto prevede un accordo stipulato ieri tra l’Amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni e il suo omologo Eduard Khudainatov, alla presenza del premier russo, e tra pochi giorni presidente, Vladimir Putin. “Si tratta di un progetto strategico per noi – ha dichiarato Scaroni -, il giacimento si trova nel Mar di Barents, un posto che conosciamo bene”: per questo Eni (che avrà il 33,3% della joint-venture) userà il suo know-how per le attività di esplorazione dei dodici giacimenti sottomarini ubicati nella zona centrale del Mare di Barents e in quella denominata “blocco Fedinskij”, dove, secondo stime recenti, ci sarebbe un quantitativo di greggio che oscilla tra i 25 e i 36 miliardi di barili. Parallelamente, attività di sfruttamento verranno avviate nel Mar Nero occidentale: l’accordo siglato infatti riguarda anche l’area Val Shatskogo, dove si trovano riserve per circa dieci miliardi di barili di petrolio. Continua a leggere

Non si attenuano le rivendicazioni di Mosca sull’Artico

Il Canada e la Russia continuano a rimanere su posizioni contrapposte a proposito della Dorsale Lomonosov, il gigantesco crinale sottomarino che corre sotto l’Artico, verso cui i due paesi sollevano rivendicazioni territoriali, poichè entrambi  la ritengono un’estensione della propria piattaforma continentale. Un contenzioso non da poco, se consideriamo che le regioni artiche sono un vero e proprio tesoro, vista la straordinaria quantità di minerali e idrocarburi che si trovano nel sottosuolo: un giacimento di ricchezza naturale in grado di sconvolgere gli equilibri economici e geopolitici mondiali se solo finisse sotto l’amministrazione di uno stato nazionale. Continua a leggere