Il furbo Navalnyj e la miopia dei media mainstream

Come c’era da attendersi, oggi sui media occidentali trova ampio risalto la notizia dell’arresto del blogger russo Aleksej Navalnyj, corredata ovviamente da commenti sdegnati di tante anime belle che – come capita spesso quando si parla di Russia – fissano il dito quando gli si indica la luna. Una regola base di un buon giornalismo consiste nel dare la notizia in modo completo, affinchè il lettore/telespettatore possa farsi un’idea tutta sua: con il caso Navalnyj, naturalmente, ciò non è avvenuto. Il titolo sparato per tutta la giornata di ieri da TV e siti web è stato che il blogger russo, oppositore di Vladimir Putin e “attivista per i diritti umani” (locuzione così inflazionata ultimamente da aver svilito i nobili intenti di tante battaglie) è finito in manette assieme ad altre centinaia di suoi seguaci per aver indetto una manifestazione contro la corruzione dilagante in Russia per opera del premier Dmitri Medvedev. Ora, la notizia di un oppositore che finisce in carcere per aver protestato contro la corruzione di un governo genera senza dubbio sdegno in chiunque, incluso in chi scrive. Solo che quella notizia è stata mutilata di alcuni particolari, che forse avrebbero potuto darle un connotato leggermente differente. Continua a leggere

Annunci

Ucraina, fermato un giornalista italiano: raccontò la strage di Odessa del 2014

OdessaSecondo quanto riportato dal sito internet Ukraina.ru, le autorità ucraine hanno arrestato ieri Franco Fracassi, giornalista d’inchiesta e videoreporter italiano, mentre si stava recando a Odessa per girare un documentario in occasione del primo anniversario della strage al Palazzo dei Sindacati, che esattamente un anno fa costò la vita a 48 manifestanti filorussi. «Il nostro amico e collega Franco è stato fermato all’aeroporto di Kiev e sbattuto in cella come un criminale comune», ha dichiarato l’attivista per i diritti umani Svetlana Vilke, aggiungendo che il giornalista verrà espulso immediatamente come “persona non gradita”, e imbarcato sul primo volo per Roma. Franco Fracassi era giunto ieri sera nella capitale ucraina, da dove poi avrebbe dovuto raggiungere Odessa, teatro un anno fa di uno dei più violenti (e meno ricordati) episodi della guerra che ha insanguinato le regioni orientali del Paese: il 2 maggio 2014 estremisti di destra legati agli ultranazionalisti di Pravij Sektor diedero fuoco al Palazzo dei Sindacati, uccidendo 48 militanti anti-Maidan che vi si erano rifugiati, e contro i quali si erano scontrati poco prima.
Continua a leggere