I liberali russi corteggiano lo scienziato-spia Sutjagin

Grigorij Javlinskij

Grigorij Javlinskij, leader di Jabloko

Lo schieramento d’opposizione russo Jabloko, fondato e guidato dall’economista ed ex candidato liberale alla presidenza Grigorij Javlinskij, ha invitato lo scienziato Igor Sutjagin, espulso la scorsa settimana dalla Russia con l’accusa di spionaggio, a diventare membro del partito.
Lo rivela il quotidiano on-line Moscow News, citando fonti del partito stesso.

Sutjagin sarebbe stato contattato tramite suo padre, che in precedenza era stato candidato proprio nelle liste di Jabloko durante una tornata elettorale. Tuttavia sembra improbabile che lo scienziato decida di mettersi in politica, stando almeno a quanto dichiarato da suo fratello.

Igor Sutjagin, esperto nucleare, era stato arrestato e condannato nel 2004 a 15 anni di prigione per aver passato informazioni “classificate” (ovvero coperte da segreto militare) ad un’azienda britannica, che secondo i servizi russi era in realtà una struttura segreta della CIA. E’ stato scarcerato ed espulso pochi giorni fa, dopo che la Russia ha trovato un accordo con gli Usa su uno scambio di spie detenute nelle rispettive carceri.

Scambio di spie tra gli Stati Uniti e la Russia

Il Ministero degli Esteri a Mosca

Il Ministero degli Esteri a Mosca

Svolta nella crisi delle spie esplosa la scorsa settimana tra Mosca e Washington. Stati Uniti e Russia hanno trovato un accordo per scambiarsi due agenti che erano stati arrestati dai rispettivi servizi di controspionaggio: si tratta di Anna Chapman, la donna russa arrestata dall’FBI (assieme ad altre dieci persone) con l’accusa di essere un agente del SVR  (l’intelligence estera della Russia) e di essere entrata in possesso di segreti finanziari e militari, e di Igor Sutjagin, scienziato nucleare condannato nel 2004 a 15 anni di prigione per aver passato informazioni “classificate” (ovvero coperte da segreto militare) ad un’azienda britannica, che secondo i servizi russi era in realtà una struttura segreta della CIA.

Lo scambio è avvenuto a Vienna, dove Sutjagin è giunto ieri con un aereo proveniente da Mosca; la sua liberazione fa seguito a quella della Chapman, che sarebbe a sua volta stata trasferita a Mosca nella notte di martedì 6 luglio.

Secondo il quotidiano web Gazeta.ru, l’accordo per la liberazione delle spie sarebbe stato siglato nei giorni scorsi a Washington tra l’ambasciatore russo Sergej Kisljak ed il sottosegretario di Stato William Burns.

Intanto, oggi la capitale austriaca è stata crocevia dello scambio delle altre dieci spie arrestate negli Usa con tre agenti americani detenuti dai russi: i due gruppi di detenuti sono giunti all’aeroporto di Vienna a bordo di jet militari provenienti dagli Stati Uniti e dalla Russia, e sono stati riconsegnati ai rispettivi paesi.

In serata, il presidente Medvedev ha inoltre firmato un decreto con cui ha concesso la grazia ad altri 16 prigionieri accusati di essere agenti al servizio dell’Intelligence americana e britannica. Lo riferisce l’ufficio stampa del Cremlino.

Una spy-story minaccia i rapporti tra Usa e Russia

Il Quartier Generale dell'FBI

Quartier Generale dell'FBI a Pennsylvania Av. (Washington)

L’arresto negli Usa di undici cittadini russi, con l’accusa di spionaggio nei confronti degli Stati Uniti, non comporterà conseguenze nelle relazioni bilaterali tra i due paesi: lo afferma il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs.
“Con la Russia abbiamo fatto grandi progressi lo scorso anno, dai lavori per il trattato START fino alle iniziative diplomatiche contro Iran e Corea del Nord. Perciò credo che quanto accaduto non peserà sulle nostre relazioni”.
Della stessa opinione è Aleksandr Torshin, vicepresidente del Consiglio della Federazione (il Senato russo), che ha definito la vicenda “un incidente che non diventerà uno scandalo spionistico su larga scala”, ed ha invitato i media a non specularci sopra.

Il caso dei presunti agenti russi arrestati dall’FBI domenica per spionaggio ha provocato però tensione tra Washington e Mosca.  Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha chiesto spiegazioni agli Usa, mentre molti parlamentari russi hanno denunciato un tentativo di minare il clima di distensione tra Usa e Russia, rafforzato di recente dalla visita del presidente Medvedev a Washington e soprattutto dalla decisione degli Usa di inserire nella loro lista dei principali ricercati per terrorismo il capo-guerrigliero ceceno Doku Umarov, considerato la mente degli attentati al metrò di Mosca dello scorso marzo.

Gli arrestati avrebbero passato a Mosca informazioni sulla posizione delle forze politiche alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2008, su quella dell’amministrazione Obama nei negoziati START, sulla politica per l’Afghanistan, sull’approccio Usa al nucleare nordcoreano ed iraniano, e sullo sviluppo di nuove armi nucleari.
Secondo quanto riferito dall’ FBI, le indagini su questa rete spionistica in terra statunitense andavano avanto già dagli anni Novanta, ma ciò che lascia molti dubbi è la tempistica: proprio quando le due superpotenze erano riuscite a ristabilire un clima di reciproca fiducia, arriva un evento da guerra fredda a turbarlo.