L’Occidente non ha saputo gestire il dopo-Muro. Parola di Gorbaciov

Michail GorbaciovAl simbolo per eccellenza della Guerra Fredda il primo colpo di piccone lo diede idealmente lui, quando lanciò la Perestrojka, l’utopistico progetto di un Comunismo sovietico che poteva essere soggetto a riforme radicali: a un quarto di secolo dalla caduta del Muro di Berlino, Mikhail Gorbaciov è l’ospite d’onore delle celebrazioni di quel 9 novembre 1989, il giorno in cui la Storia cambiò. Ma il suo umore non sembra quello adatto a una festa, piuttosto è quello tipico di chi vede completamente svuotato il progetto nato a metà degli Anni Ottanta: quella “Casa Comune Europea” che, includendo l’Urss e i suoi satelliti, avrebbe dovuto pacificare il Vecchio Continente e costituire il superamento della quarantennale logica dei blocchi contrapposti. Intervenendo oggi a un convegno organizzato nella capitale tedesca, l’ex presidente sovietico ha perciò invitato l’Occidente a disinnescare le tensioni con la Russia e ricucire la spaccatura attuale con Putin. Continua a leggere

Addio a Eduard Shevardnadze, fu il diplomatico della Perestrojka

Eduard_ShevardnadzeSi racconta che quando era solo un alto funzionario del Partito Comunista in Georgia (all’epoca parte dell’Urss), osservando i delegati che lo salutavano con il pugno chiuso, Eduard Shevardnadze abbia esclamato: «Compagni, così non va! Avete tutti al braccio orologi di valore ben superiore ai vostri stipendi. Ciò vuol dire solo una cosa: qui c’è corruzione!». Forse le cose non andarono proprio così, ma sembra che proprio quella fama di incorruttibile giunse a Mosca e colpì Mikhail Gorbaciov, tanto da affidargli le redini della diplomazia sovietica da oltre vent’anni nelle mani dell’onnipotente Andrej Gromyko. Gorbaciov aveva infatti capito che, oltre che caratterizzare le riforme all’interno del blocco socialista, la Perestrojka doveva anche segnare il nuovo corso nelle relazioni internazionali. E per tali fini, serviva uno come Shevardnadze. Continua a leggere

Spie come loro: gli uomini invisibili che combatterono la Guerra Fredda

Ha decisamente l’aspetto del classico nerd, il “secchione” da college americano, l’uomo che in queste ore è diventato il fuggitivo più ricercato del mondo. Edward Snowden, l’ex tecnico informatico della CIA e della NSA ricercato dagli Usa per aver rivelato al quotidiano inglese The Guardian l’esistenza del PRISM, il programma di intercettazioni telefoniche poste in atto dalle agenzie per la sicurezza nazionale americane, è sparito: nessuno sa dove sia, forse su un volo diretto a Cuba o in Sudamerica, o forse semplicemente a Mosca, in una zona riservata dell’aeroporto di Sheremetevo oppure in qualche luogo segreto sotto protezione del governo russo, che nelle scorse settimane non aveva escluso di potergli concedere asilo politico se fosse pervenuta una sua regolare richiesta. Una vicenda dai contorni ancora oscuri, che ha assunto le fattezze di una spy-story da quando l’uomo ha lasciato Hong Kong, dove si era rifugiato, a bordo di un aereo dell’Aeroflot diretto nella capitale russa. Continua a leggere

Il giallo della morte di Jurij Gagarin: “Manovra errata di un altro aereo”

Fu un errore umano a causare l’incidente aereo che quarantacinque anni fa costò la vita a Jurij Gagarin, il cosmonauta sovietico che il 12 aprile 1961 era stato il primo uomo a volare nello spazio: lo afferma l’ex cosmonauta Aleksej Leonov, protagonista nel 1965 della prima passeggiata spaziale della Storia, in un’intervista rilasciata all’emittente all-news russa RT. Con la sua testimonianza di membro della Commissione d’inchiesta sul disastro, avvenuto il 27 marzo 1968 nei pressi della cittadina di Kiržač, Leonov smentisce sia la versione ufficiale dell’incidente, secondo cui il Mig-15 su cui viaggiava il suo amico e collega Jurij precipitò a seguito di una manovra improvvisa per evitare un pallone aerostatico, sia quella “complottistica”, che parla di un sabotaggio voluto da Brežnev Continua a leggere