La Grecia contro l’Albania: la nuova Piazza Skanderbeg fomenta l’irredentismo

Piazza Skanderbeg a Tirana (foto G.Onuzi)Forse non esiste un precedente storico in cui dei lavori di riqualificazione e abbellimento urbano si trasformano in un caso diplomatico: è ciò che sta accadendo in questi giorni tra la Grecia e l’Albania a causa del rifacimento della storica Piazza Skanderbeg di Tirana. Attraverso un comunicato emesso lunedì scorso, il Ministero degli Esteri di Atene ha denunciato la «natura irredentista e provocatoria» del progetto che ha dato un nuovo look al cuore della capitale albanese: a fare infuriare il governo greco è stata la nuova pavimentazione della piazza, costituita con pietra estratta in varie aree dei Balcani a maggioranza o di cultura albanese, inclusa la città greca di Filiates (o Filiat, come scritto sulla piastrella), nell’Epiro (o Chameria, come la chiamano gli abitanti locali di lingua albanese): «Quelle pietre – si legge nel comunicato -, che riportano bene in evidenza il territorio da dove provengono, costituiscono un’opera che simboleggia in modo chiaro l’ “unità dei territori albanesi” e sono chiaramente un’azione che coltiva ed esalta l’irredentismo».

Il riferimento di Atene è alle crescenti tensioni nei Balcani occidentali tra l’Albania e i suoi vicini, che accusano Tirana di aspirare a ricomporre a loro danno la cosiddetta “diaspora”, costituendo  un’Albania su base etnica comprensiva del Kosovo e dei territori di etnia albanese attualmente sotto la sovranità della Grecia, della  Serbia, del Montenegro e della Macedonia. E’ un ideale questo che ha il suo innegabile fascino a Tirana e dintorni, dal momento che nei negozi di souvenir della capitale (inclusi i duty free dell’Aeroporto internazionale “Nene Tereza”) è persino possibile trovare magliette e cappellini con sopra riportata l’immagine geografica dell’Albania etnica, inclusiva di tutte le regioni di idioma e cultura albanese al di fuori dei confini nazionali.

E che questo ideale della “Grande Albania” sia abilmente manovrato dal governo albanese Atene ne è certa: «Si tratta ancora una volta di una provocazione da parte dell’Albania – continua il comunicato -, che così va a danneggiare apertamente i rapporti di buon vicinato. Questa è una prova tangibile che le tendenze irredentiste contro le nazioni confinanti godono di un sostegno governativo, visto che i nomi di regioni appartenenti a paesi stranieri sono stati letteralmente scolpiti nella roccia».

«Abbiamo già inviato missive a riguardo agli alleati, ai partner e alle organizzazioni internazionali per informarle sulla questione» – recita in maniera molto dura la parte finale della dichiarazione -. «Non tollereremo più una condotta che è contraria allo spirito di pace e cooperazione dell’Europa, e che viola in maniera flagrante il fondamentale principio di mantenere rapporti di buon vicinato, uno dei requisiti chiave per l’ingresso di Tirana nell’Unione Europea. Oggi purtroppo atteggiamenti obsoleti del secolo scorso stanno minando la stabilità della regione balcanica, ponendo un serio ostacolo al futuro europeo dell’Albania».

Tra l’Albania e la Grecia, alleati all’interno della NATO, i rapporti non sono sereni poichè Atene è uno dei cinque governi Ue a essersi rifiutato di riconoscere l’autoproclamata indipendenza del Kosovo del 2008. Alla luce poi delle gravi tensioni etniche in Macedonia tra slavi e albanesi dei mesi scorsi, nelle stanze del Potere greco si è fatto largo il timore che Tirana possa esercitare pressioni indipendentiste presso la popolazione di etnia albanese che vive al confine tra i due Paesi: e i vari riferimenti che nel corso negli ultimi anni il premier albanese Edi Rama (fresco di rielezione) ha fatto a proposito della inevitabile ricomposizione della diaspora non contribuiscono certo a far calare la tensione.

Curiosamente, su questa questione la Grecia ha trovato un’inattesa sponda nel suo storico antagonista, la Turchia: pochi giorni fa il presidente Erdogan ha definito inaccettabile l’idea della Grande Albania e ha invitato Tirana a rispettare la sovranità dei paesi confinanti.

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