Ucraina, quanto vale l’annuncio delle dimissioni di Yatsenyuk

YatsenyukArsenij Yatsenyuk, uno dei leader della rivolta nazionalista del 2014 che depose il presidente eletto Viktor Yanukovic, si è dimesso due giorni fa da Primo Ministro dell’Ucraina, denunciando la presenza nel Paese di “forze oscure” che tramano contro di lui e gli impediscono di attuare le riforme necessarie all’integrazione del Paese con il mercato Ue. Il lungo braccio di ferro con il presidente Petro Poroshenko è dunque all’epilogo? Nell’annunciare le sue dimissioni, Yatsenyuk è parso rivolgersi proprio al capo dello Stato: tra i due non è mai corso buon sangue, ma la situazione è precipitata a partire dallo scorso febbraio, quando gli esponenti del partito del presidente hanno accusato il premier di aver svolto un lavoro pessimo, e hanno appoggiato una mozione di sfiducia per far cadere il governo, respinta dai deputati della Verkhovna Rada, il parlamento ucraino. Molto probabilmente a dare il colpo di grazia al traballante esecutivo ci hanno pesato gli esiti del referendum olandese, che ha bocciato di fatto l’accordo con l’Ue per l’ingresso di Kiev nell’Area di libero scambio europea, ma la tenuta del governo ucraino è stata minata anche dalle ricorrenti critiche alla lentezza dell’azione riformista arrivate dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

Se le molteplici origini di questa crisi sono chiare, meno chiaro è il futuro dell’Ucraina. Fino a ieri pomeriggio sembrava quasi certo che le dimissioni del premier sarebbero state accettate da Poroshenko, e che il presidente ucraino oggi avrebbe tentato di mettere al governo un uomo del suo “Bloc”: tutto sembrava portare a Volodymyr Groysman, attuale speaker della Rada, al quale Poroshenko sembrava intenzionato ad affidare l’incarico di formare un nuovo governo di coalizione. Ma, a sorpresa, la candidatura di Groysman ha iniziato a vacillare nella tarda serata, dopo un nulla di fatto dall’incontro avuto con Poroshenko e Yatsenyuk. Secondo fonti interne al partito del presidente, Groysman avrebbe rinunciato ad accettare l’incarico vista l’impossibilità di raggiungere un accordo con il Fronte Popolare del premier uscente.

Poco prima che venisse resa nota la rinuncia di Groysman, gli Usa avevano ribadito in un briefing pomeridiano il sostegno all’Ucraina in questa difficile fase, ma nel contempo avevano anche richiesto al Paese di proseguire sulla strada delle riforme economiche: «Auspichiamo che l’impegno a realizzarle prosegua anche con il successore di Yatsenyuk», ha dichiarato il portavoce della la Casa Bianca Josh Earnest, senza fare alcun riferimento a Groysman, ma solo ad un imprecisato “successore di Yatsenyuk”. Un messaggio tra le righe per far capire a Poroshenko lo scarso gradimento per il premier da lui designato?

Yatsenyuk ha intanto incassato i ringraziamenti del vicepresidente Usa Joe Biden, che si è congratulato con lui «per l’avvio di difficili ma necessarie riforme economiche, la firma dell’accordo di associazione all’Ue e l’incremento dell’indipendenza energetica». Le stesse riforme da cui ora Washington chiede a Kiev di non allontanarsi, forse perché quelle finora realizzate sono state evidentemente molto gradite allo stesso Biden, tanto da permettere a suo figlio Hunter di entrare nel Consiglio d’Amministrazione di Burisma, una delle principali compagnie energetiche del Paese, assieme a Devon Archer, uno dei consiglieri politici dell’attuale segretario di Stato John Kerry. Un programma economico gestito con l’abile consulenza del ministro delle Finanze, la statunitense Natalie Jaresko, co-fondatrice dell’influente fondo d’investimento Horizon Capital, operativo in molte repubbliche ex sovietiche, ed in particolare in Ucraina dal 2006.

E proprio con il destino della Jaresko si intreccia quello di Yatsenyuk, indiscutibilmente l’uomo degli Stati Uniti, veri deus ex machina degli ultimi due anni della politica ucraina: quasi certamente la sua scelta di dimettersi è stata approvata (se non pilotata) da lontano, ma in questo gioco delle parti può ancora avere un ruolo. Se oggi pomeriggio l’ipotesi Groysman dovesse definitivamente tramontare perché non benedetta da Joe Biden, Poroshenko potrebbe essere costretto a respingere le dimissioni del premier uscente e affidargli un nuovo incarico. Oppure, e questa sarebbe la novità, l’ex Primo Ministro potrebbe essere riciclato in un ruolo di ministro in un governo presieduto dall’altra “papabile” Natalie Jaresko, che da parte sua non ha mai fatto mistero di ambire alla guida dell’esecutivo.

Annunci