WikiLeaks: dietro lo scandalo “Panama Papers” ci sono gli USA

800px-Panama_city_1Visto che la gran parte dei nomi al centro dello scandalo Panama Leaks, che ha coinvolto personaggi dello sport, dello spettacolo, ma soprattutto della finanza e della politica, appartiene a soggetti non troppo amati dalla Casa Bianca, qualche sospetto ai più era venuto. E adesso a rafforzarli ci si mettono anche gli attivisti di WikiLeaks, che attraverso Twitter accusano gli Stati Uniti di aver “prodotto” i Panama Papers per colpire la Russia e il suo presidente Vladimir Putin. Secondo l’organizzazione di Julian Assange, il furto di dati compromettenti sarebbe stato realizzata tramite il Progetto OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project), un consorzio di centri d’indagine, media e giornali che indaga su casi di corruzione in Russia e nell’ex Urss: la struttura avrebbe ricevuto denaro dall’USAID (l’Agenzia nazionale Usa che si occupa di sviluppo internazionale, sospettata di aver più volte favorito complotti contro governi non graditi a Washington) e dal miliardario americano George Soros, già noto alle cronache per la sua accreditata partecipazione a speculazioni finanziarie sui mercati internazionali, per divulgare notizie col solo fine di denigrare l’establishment moscovita.

Per questo, in un tweet gli attivisti di Wikileaks indicano quello di OCCPR come «un buon giornalismo investigativo ma non un modello di integrità», mentre in un altro accusano sarcasticamente i loro colleghi di aver volutamente dato in pasto ai media solo alcuni nomi e di averne occultati molti altri: «Se censuri il 99 per cento dei documenti, del giornalismo resta per definizione solo l’un per cento».

 Proprio per questo motivo, il giornalista investigativo e portavoce di WikiLeaks Kristinn Hrafnsson ha chiesto che i dati vengano messi in rete, perchè se OCCRP continua a tenerli nascosti difficilmente poi il suo potrebbe essere visto come un autentico “giornalismo responsabile”: «I documenti dovrebbero essere di pubblico dominio, così che tutti, non solo i giornalisti a cui è stato permesso di lavorare su quei dati, possano accedervi».

«Panama Papers non è una vicenda sulla Russia, ma sul mondo offshore», aveva in precedenza spiegato alla TASS Gerald Ryle, che guida il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ), gli unici che hanno potuto finora avere accesso ai Panama Papers resi pubblici: «Le rivelazioni puntano a far luce sulle sporche pratiche internazionali offshore».

Un nobile fine che ricorda molto quello perseguito qualche mese fa dall’Agenzia internazionale per la lotta al doping (WADA), che però nel suo rapporto shock dello scorso autunno si concentrava solo sulla Russia, descritta come una nazione dove vigeva una sorta di “doping di Stato”, mentre le vicende riguardanti gli atleti di altre nazioni venivano coperte da omissis e secretate. Solo alcuni giorni fa il Times ha rivelato uno scandalo-doping che coinvolgerebbe ben 150 atleti britannici in vari sport: ma sui media l’eco della vicenda è stata di gran lunga più tenue rispetto a quella che riguardò la Federazione di Atletica russa a novembre.

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