Siria, la svolta a 180 gradi degli USA: no al cambio di regime

Lavrov-kerryGli Stati Uniti aprono a una permanenza di Bashar al-Assad a Damasco: è lo stesso Segretario di Stato John Kerry ad annunciare la svolta sulla permanenza al potere del raìs, quello che è stato per quattro anni un punto in politica estera su cui Barack Obama è parso irremovibile. Per tutto il suo secondo mandato, il presidente USA non ha fatto altro che ripetere che la guerra in Siria sarebbe potuta terminare solo con la cacciata di Assad da Damasco: l’ultima volta è stato a Manila, appena il 19 novembre scorso. Nemmeno un mese più tardi, dopo il suo incontro con il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov a Mosca, Kerry ha fatto sapere al mondo che gli Stati Uniti e i loro partner «non cercano il cambio di regime in Siria». La linea morbida del capo della diplomazia americana ha dunque avuto il sopravvento su quella dura della Casa Bianca: Kerry ora ha avallato addirittura il piano di pace russo, che da sempre prevede che sia il popolo siriano a decidere se il proprio futuro sarà con Assad o senza. In più, gli Stati Uniti paiono ora quasi approvare quello stesso intervento di Mosca nel conflitto siriano che fino a un mese fa condannavano fermamente.

Washington dunque cede alle pressioni della Russia perchè, di fatto, le parole di Kerry rappresentano una sorta di legittimazione del regime di Damasco da parte dell’Amministrazione Obama. Il che, in sostanza, vuol dire che gli Stati Uniti hanno scelto di allinearsi agli obiettivi di Putin che prevedono, per un tempo non quantificato, ancora la permanenza di Bashar al-Assad alla guida della Siria, o di quello che ne rimarrà dopo l’avvio di un processo di pace.

Resta da capire quale sarà ora la posizione di Israele dinanzi a questo cambio di approccio americano. Sulla guerra all’ISIS lo Stato ebraico finora è rimasto alla finestra, convinto che la distruzione del Daesh fosse propedeutica al cambio di regime a Damasco. Ma ora da Gerusalemme giungono notizie di una frattura all’interno delle forze armate e delle strutture d’intelligence: come riporta l’agenzia israeliana Debka (molto vicina a queste ultime), gli ambienti militari e il Mossad sono entrambi divisi tra chi fa pressioni su Netanyahu affinchè il suo governo appoggi la nuova linea americana, e chi invece teme che una permanenza di Assad al potere comporti anche una presenza in Siria dei suoi alleati sciiti Iran ed Hezbollah, storici nemici della Stella di David.