Sfida del gas, il TAP porterà anche il Turkmenistan sui mercati europei

gas-flameComplice l’incertezza della fornitura russa all’UE a causa della crisi in Ucraina, il Turkmenistan sembra non voler perdere la ghiotta occasione di poter entrare nell’ambìto elenco fornitori di materie prime energetiche dell’Europa. Quarto paese al mondo per riserve di gas e con una produzione annua tra i 70 e gli 80 miliardi di metri cubi, Ashgabat ha da pochi mesi lanciato un programma di sviluppo che punta a portare la produzione a 230 miliardi di metri cubi entro il 2030. Contemporaneamente, il governo turkmeno sta già lavorando perchè le proprie forniture possano giungere nel Vecchio Continente avvalendosi del Corridoio Southern Gas, la ciclopica opera – composta dai gasdotti transadriatico (TAP, con sbocco in Puglia) e transanatolico (TANAP) – che dall’Azerbaijan porterà il gas del Mar Caspio in Occidente. È infatti già in progettazione il TCP (Trans-Caspian Pipeline), un nuovo gasdotto che correrà per 300 chilometri sotto le acque del Mar Caspio fino alle coste azere, dove immetterà nel Corridoio Southern Gas circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Al momento il Turkmenistan è impegnato nella realizzazione di un altro gasdotto di 800 chilometri che unirà i ricchi giacimenti situati nella provincia orientale di Mary alla costa sul Mar Caspio, dove si aggancerà poi al Trans-Caspian Pipeline, prolungando così il Corridoio Southern Gas fino all’est della repubblica centroasiatica.

Fino a pochi mesi fa il governo di Ashgabat sembrava escludere una sua presenza sui mercati energetici europei, tanto da orientare il proprio export quasi esclusivamente verso la Cina. Ma il rallentamento dell’economia cinese e il prepotente rientro dell’Iran tra i paesi esportatori verso l’Ue sembrano aver aperto gli occhi ai turkmeni sulla possibilità di vendere anch’essi il proprio gas ai consumatori europei, sfruttando le opportunità offerte dal TAP e del TANAP.

In passato, il Turkmenistan aveva preferito esportare gas nel Vecchio Continente in maniera indiretta, ovvero tramite la Gazprom, anche per mantenere buoni rapporti di buon vicinato con Mosca. Ma nell’arco degli ultimi anni gli acquisti di gas da parte della compagnia energetica russa sono calati vistosamente (nel 2008 erano pari a 40 miliardi di metri cubi, nel 2015 non supereranno i 4 miliardi), e anche questo fattore deve aver pesato non poco sulla decisione di Ashgabat di “mettersi in proprio”.