Poroshenko, svolta a 180°: «La deposizione di Yanukovic fu illegittima»

Petro PoroshenkoIl presidente ucraino Petro Poroshenko si è appellato alla Corte Costituzionale dell’Ucraina affinchè riconosca l’illegittimità della deposizione del suo predecessore Viktor Yanukovic, estromesso dal potere dopo la rivolta di Euromaidan del febbraio 2014 guidata dall’attuale premier Arsenij Yatsenyuk e da forze nazionaliste ed eversive. «Chiedo alla Corte di riconoscere come incostutuzionale la “Legge sulla rimozione del titolo di Presidente nei confronti di Viktor Yanukovic”», si legge in un post apparso sul sito web della Suprema Corte ucraina. Secondo Poroshenko, quella norma violerebbe la Costituzione, in base alla quale il Presidente della Repubblica è protetto dalla Legge ed il suo titolo rimane collegato a lui per sempre. Dunque, per l’attuale Capo dello Stato, nel febbraio 2014 il Parlamento ucraino commise una violazione costituzionale sancendo la deposizione di Yanukovic, legittimamente eletto nel 2010.

La domanda nasce spontanea: perchè Poroshenko, fino a ieri grande sostenitore di quella stessa rivolta che depose Yanukovic, oggi ne prende le distanze? Un comportamento a dir poco illogico, specie da chi ricopre la prima carica dello Stato proprio grazie a quell’anomala rivolta di Piazza Maidan, accolta da molti media compiacenti come espressione della voglia d’Europa del popolo ucraino, ma che in realtà non ha tardato a mostrare subito il suo volto più antidemocratico, reazionario e xenofobo.

In realtà, Poroshenko parla a suocera perchè nuora intenda. Ovvero, ribadendo il concetto che il Presidente della Repubblica deve essere sempre tutelato dalle leggi dello Stato e che quindi la deposizione di Yanukovic fu illegittima, l’ex oligarca del cioccolato sembra chiaramente esprimere il proprio timore di rimanere anch’egli vittima di un intrigo di Palazzo guidato dal premier Yatsenyuk. Non è più un mistero che l’establishment ucraino nato da Euromaidan sia ormai minato da crepe sempre più ampie: dai rapporti con Mosca fino alla gestione delle holding pubbliche, sembra ormai incolmabile il solco tra Presidente e il Primo Ministro.

Entrambi sono in caduta libera in fatto di gradimento: secondo un recente sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, se si votasse oggi Poroshenko otterrebbe meno del 14 per cento dei voti. Non va meglio per Yatsenyuk, ma quest’ultimo può contare ancora sul sostegno della Germania e soprattutto degli Stati Uniti. Forse è per compiacere loro (e quindi anche per tenersi salda la poltrona) che Poroshenko, soprattutto dopo la sottoscrizione degli accordi di pace di Minsk-2, ha mutato il suo atteggiamento verso la Russia da conciliativo a intransigente.

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