“La sporca storia”: Oliver Stone prepara un docu-film sulla crisi ucraina

Oliver Stone e Viktor YanukovicQuando Oliver Stone si mette in testa di girare un film, c’è sempre da aspettarsi di tutto. Il regista e produttore statunitense ci ha abituati a film-shock, come JFK – Un caso ancora aperto, in cui ricostruiva l’omicidio di Kennedy come un vero e proprio complotto ordito all’interno dell’establishment americano, oppure come Platoon e Nato il Quattro Luglio, in cui denunciava i crimini di guerra commessi dai marines durante la guerra del Vietnam. Ora però Stone svela il suo nuovo ambizioso progetto, che riguarderà il contesto geopolitico in cui nell’ultimo anno l’amministrazione Usa ci ha messo maggiormente la faccia: l’Ucraina. «Girerò un documentario per raccontare la “sporca storia” della cacciata dell’ex presidente Viktor Yanukovic, per me un vero e proprio colpo di stato attuato in Ucraina con l’aiuto della CIA», ha scritto il regista sulla sua pagina Facebook, a commento di una foto che lo ritrae in compagnia dello stesso Yanukovic.

Stone spiega che, dall’intervista effettuata a Mosca al deposto presidente ucraino e a numerosi funzionari di polizia, emerge con forza il ruolo-terzo avuto da “elementi stranieri”, protagonisti lo scorso anno della svolta violenta della protesta di Piazza Maidan, culminata poi con la defenestrazione del leader russofono. «Nonostante ciò, l’Occidente ha continuato ad accusare la Russia di aver occupato la Crimea, quando in realtà sono stati gli Usa a occupare l’Ucraina. La verità su quanto accaduto a febbraio non è mai stata detta». «I dettagli li fornirò nel mio documentario, – continua Stone – ma è chiaro che i cosiddetti “cecchini” che a febbraio assassinarono 45 manifestanti e 14 poliziotti, e ferirono altre 85 persone (atto che poi scatenò la sommossa contro Yanukovic, ndr), non facevano parte delle forze di sicurezza di Kiev ma erano solo degli agitatori provenienti dall’estero, su cui sono evidenti le “impronte digitali” della CIA».

A chi si è detto indignato per questa iniziativa, il tre volte Premio Oscar risponde sempre via Facebook:  «Per me Yanukovic potrebbe benissimo essere stato il presidente più corrotto che l’Ucraina abbia mai avuto. E probabilmente la maggioranza degli ucraini lo avrebbe voluto cacciare via. Ma non è questo il punto. E’ il modo con cui è stato deposto che lascia pensare ad un’interferenza di “soggetti terzi filo-occidentali” come, Victoria Nuland (consigliera di Obama per l’Europa Orientale, ndr), il Senatore repubblicano John McCain, l’USAID e il National Endowment for Democracy (NED), queste ultime strutture governative statunitensi che attraverso Facebook e Twitter riescono a organizzare molto bene proteste e manifestazioni».

In queste ultime affermazioni, Stone sembra rifarsi a quanto precedentemente affermato dal politologo americano John J. Mearsheimer, Docente di Scienza della Politica all’Università di Chicago, che sul numero di settembre 2014 di Foreign Affairs, la più autorevole e importante rivista di geopolitica al mondo, attribuiva agli Stati Uniti l’escalation di tensioni con la Russia in Ucraina. Nel suo articolo, intitolato Perchè la crisi in Ucraina è colpa dell’Occidente, il professor Mearsheimer ricorda che nel dicembre 2013 la stessa Victoria Nuland aveva stimato in oltre 5 miliardi di dollari la cifra investita dagli Usa per sostenere, fin dalla proclamazione dell’indipendenza dall’Urss, organizzazioni filo-occidentali ucraine. «Nel concreto, – scrive Mearsheimer – il governo statunitense ha stanziato durante questi anni cospicui fondi a favore del National Endowment for Democracy, con i quali la Fondazione non-profit governativa ha sostenuto più di 60 progetti finalizzati a promuovere la società civile in Ucraina, che lo stesso presidente del NED, Carl Gershman, chiama “il primo premio”. Poi – continua Mearsheimer – dopo la vittoria di Yanukovic alle Presidenziali nel 2010, il NED decise di minare le politiche messe in atto da questi, incrementando le proprie azioni a supporto dell’opposizione e delle istituzioni democratiche del Paese».

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