Russia, gli incentivi alle start-up non fermano le cessazioni d’impresa

Uno studio condotto dalla Camera di Civica di Russia ha rivelato che solo il 3,4 per cento delle piccole e medie imprese create in Russia riesce a superare i tre anni di vita: ben il 96,6 per cento è destinato a cessare in meno di 36 mesi dall’avvio. La ricerca è stata presentata da Dmitrj Sazonov, presidente della Commissione camerale per lo sviluppo della piccole e media imprenditoria, nel corso di un’audizione sulla efficacia degli incentivi statali per tali attività: dal rapporto di Sazonov, questi ultimi sono risultati effettivamente essere un efficace rimedio all’elevato tasso di mortalità delle aziende: secondo dati del Ministero dello Sviluppo Economico, il 90 per cento delle Pmi che ha beneficiato dei sussidi statali è poi riuscita a superare la fatidica soglia dei tre anni di attività. Il sistema russo degli incentivi pubblici sembra dunque funzionare, se non fosse per un problema non da poco: le agevolazioni sono troppo di difficile accesso.

Il dato fornito parla chiaro: lo scorso anno solo il 3 per cento delle piccole e medie imprese russe ha ricevuto aiuti di Stato, mentre quasi l’80 per cento degli imprenditori russi non ha mai preso parte a programmi agevolativi statali, in molti casi semplicemente perchè non al corrente della possibilità di accedere al sistema dei sussidi statali. Da questo punto di vista, la comunicazione tra Stato e mondo imprenditoriale segna il passo: secondo lo studio, il 34 per cento degli imprenditori russi ha dichiarato di non sapere  nemmeno dell’esistenza di sostegni pubblici a cui poter accedere per rafforzare la propria azienda.

Ma le criticità del sistema non riguardano solo la mancata informazione dei potenziali beneficiari: a far inceppare spesso il processo di erogazione di fondi statali all’impresa è il peso della burocrazia, che può rendere la vita ancora più difficile ai titolari di una start-up e che è universalmente considerata come uno dei principali ostacoli allo sviluppo della piccola impresa in Russia.

Un allarme che Opora Rossija, l’associazione di categoria che rappresenta le Pmi russe, aveva già lanciato due anni fa alla vigilia delle elezioni che riportarono Putin al Cremlino: «I sussidi finanziari dovrebbero procedere di pari passo ad un cambiamento politico, attraverso cioè meccanismi per prevenire fenomeni di corruzione, che danneggiano la libera concorrenza», era stato il messaggio inviato all’allora premier candidato alla Presidenza della Repubblica.

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