Mosca accusa: “Un caccia ucraino volava vicino al Boeing prima che esplodesse”

UAF_Su-25La sera del 17 luglio, poco prima che il Boeing 777 della Malaysia Airlines sparisse dagli schermi radar, la stazione di monitoraggio aereo russa di Rostov avrebbe captato un caccia militare Sukhoi Su-25 ucraino nelle immediate vicinanze dell’aereo malaysiano. È quanto ha rivelato il Ministero della Difesa russo questo pomeriggio. “Quell’aereo si trovava ad una distanza di 3, massimo 5 km dal volo MH17”, ha dichiarato il generale Andrej Kartopolov, alto esponente della Difesa russa, durante un’affollata conferenza stampa tenuta a Mosca in cui sono stati mostrati tracciati radar e immagini della zona dell’incidente riprese dai satelliti spia. “Ci piacerebbe sapere perchè un aereo militare stava percorrendo un’aerovia riservata a voli civili, contemporaneamente e alla stessa altitudine di un aereo passeggeri” ha dichiarato Kartopolov.

“Secondo le specifiche tecniche, – ha aggiunto il generale russo – il Su-25 è un caccia in grado di volare a 10.000 metri d’altezza (la stessa a cui volava il Boeing quando è esploso, ndr), dotato di missili aria-aria R-60 che possono centrare un bersaglio distante 12 km”. Inoltre, dai dati in possesso della Difesa russa risulterebbe che un satellite americano stava transitando proprio su quell’area al momento del disastro: “Serve che gli Usa pubblichino i dati e le immagini dallo spazio raccolte da quel satellite”, ha aggiunto il generale.

Proseguendo, l’ufficiale ha rivelato che nella zona del disastro quella sera erano operativi vari sistemi missilistici terra-aria BUK a medio raggio: tutti dislocati dall’esercito ucraino a ridosso delle zone controllate dalle milizie degli insorti. “Abbiamo immagini satellitari dei luoghi dell’Ucraina sud-orientale dove, nei giorni precedenti l’incidente aereo, erano stati dislocati i sistemi di difesa aerea da parte di militari ucraini”, ha spiegato Kartapolov, mostrando nello specifico una foto in cui si vedrebbero almeno 60 convogli militari e vari mezzi ausiliari, da cui verrebbero poi scaricate apparecchiature elettroniche. “Perché – si chiede l’Alto Comando russo – sono stati installati tutti quei sistemi antiaereo in un’area dove operano milizie ufficialmente prive di mezzi aerei?”.

Inoltre, il Ministero della Difesa di Mosca ha voluto concentrare l’attenzione su di un aspetto: il 17 luglio, nella zona dell’incidente, le stazioni radio russe hanno registrato un’intensa attività radar, durata fino a poco prima del disastro e poi drasticamente ridotta subito dopo. Attività, specifica Kartapolov, riconducibile ai Kupol-M1 9S18, radar che compongono il sistema antiaereo dei BUK in dotazione alle Forze Armate di Kiev. “Il 15 luglio nell’area di Donetsk erano operativi sette radar, il 16 otto, il 17, giorno del disastro, ce n’erano nove – ha chiosato il generale russo – . Poi, dal giorno successivo, l’intensità delle attività radar si è ridotta nettamente, e ora sono operativi non più di due o tre al giorno. Il motivo di tutto ciò? Non c’è ancora”.

La risposta di Kiev non si è fatta attendere: “Pur di scrollarsi di dosso questa tragedia, la Russia adesso fa vedere mappe e foto” ha commentato il portavoce del Consiglio per la Sicurezza ucraino Lysenko.

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