Quanto vale il passato a Kiev: se in Ucraina Putin vota per la Timoshenko

Julija TimoshenkoAl termine della domenica di sangue a Slavjansk, dove un fallito blitz delle forze di sicurezza di Kiev ha portato alle stelle la tensione, c’è da domandarsi se la Russia potrebbe effettivamente intervenire militarmente in difesa degli indipendentisti dell’autoproclamata Repubblica di Donetsk. Un’ipotesi ad ora improbabile, non per altro che per la mancanza effettiva di un casus belli: in Crimea Mosca ha motivato la sua azione per difendere i cittadini russi, mentre quelli di Donetsk sono ucraini russofoni, e non regge nemmeno il paragone con l’Abkhazia  del 2008, perchè allora il motivo scatenante dell’azione russa contro la Georgia fu un attacco contro militari russi in funzione di peacekeepers. Nell’immediato futuro Mosca invece propenderà per un sostegno implicito, ma neppure tanto, alla Repubblica di Donetsk come pure non lesinerà sforzo per intrufolarsi nelle elezioni presidenziali  del prossimo 25 maggio.

Perché Yulia Timoshenko si è affrettata a smentire il contenuto di un’intercettazione telefonica in cui diceva di voler prendere Putin e i russi a colpi di mitra? Forse perché proprio colei che ha costruito la sua carriera politica su toni “antirussi” potrebbe essere la candidata ideale del Cremlino a Kiev: non sarebbe questa la prima ambiguità della bionda ex pasionaria della Rivoluzione Arancione, che in Russia è diventata milionaria come trader di gas, lasciandosi dietro una bella sfilza di procedimenti giudiziari che qualcuno ritiene possano renderla facilmente ricattabile da Mosca. Lei denuncia che c’è stata manipolazione dei contenuti e che frasi del genere non le ha mai pronunciate, il che però tenderebbe a far pensare ad un “corteggiamento” elettorale verso gli orfani del deposto presidente Viktor Yanukovic, specie verso i russofoni, ipotesi confermata dal fatto che la conversazione incriminata era proprio con un deputato filorusso del partito di quest’ultimo. Che non è però il solo uomo di Yanukovic con il quale la Timoshenko mantiene ottimi rapporti: altro pezzo da novanta è Viktor Medvedchuk, ex capo dell’amministrazione presidenziale dell’ex leader ucraino Leonid Kuchma, ma soprattutto influente uomo di Putin in Ucraina, da lungo tempo partner politico e commerciale dell’ex capo dell’amministrazione presidenziale Andrej Kljuev, nel 2009 abile tessitore della “grande coalizione” tra il partito della Timoshenko e quello di Yanukovic che avrebbe dovuto emendare la Costituzione per introdurre l’elezione parlamentare del capo dello Stato in luogo di quella direttamente dal corpo elettorale. Un progetto che però non si concretizzò mai.

Se si votasse oggi, tuttavia, la maggioranza dei sostenitori dell’ex presidente sosterrebbe l’imprenditore Petro Poroshenko, a capo di una delle principali aziende dolciarie ucraine, la Roshen: figura di spicco dell’opposizione e forte sostenitore dell’integrazione con l’Unione Europea, Poroshenko è stato proprio per questo boicottato da Gennadj Onishchenko, ex capo ispettore sanitario russo, che ha vietato le importazioni di cioccolatini Roshen per presunte violazioni dei codici di igiene russi. Poroshenko fu tra i principali sostenitori di Yushenko durante la Rivoluzione Arancione del 2004, quando sperava di diventare Primo ministro: ma per questo incarico gli fu preferita proprio Yulia Timoshenko e da allora i due si detestano visceralmente. Negli ultimi anni di presidenza Yushenko, Poroshenko ha svolto l’incarico di ministro degli Esteri, e poi, durante la presidenza Yanukovic, è stato ministro dell’Economia nell’ultimo governo dell’ex premier Mikola Azarov .

Poroshenko è stato uno dei leader dell’opposizione più attivi durante le manifestazioni di piazza Maidan, e tutti i sondaggi prevedono che raccoglierà almeno il 20 per cento nel primo turno di votazione, piazzandosi al primo posto tra tutti i candidati alla presidenza. Gli stessi sondaggi collocano l’ex pugile Vitalj Klitschko al secondo posto con un 14 per cento di consensi al primo turno, mentre Yulia Timoshenko si fermerebbe al terzo posto, con meno del 10 per cento dei voti: nonostante la sua scarcerazione sia stata celebrata come una grande vittoria democratica, nonostante gli applausi ricevuti quando apparve sul palco sulla sedia a rotelle per tenere il suo primo discorso alla nuova Ucraina, molti ritengono che il volto-simbolo dell’opposizione a Yanukovic abbia ormai fatto il suo tempo e non sia più in grado di guidare il Paese. Certo, dalla sua la Timoshenko avrebbe anche un supplementare serbatoio di voti dagli elettori anziani delle zone rurali, equivalente ad un potenziale 5 per cento, che i sondaggi non avrebbero considerato e che consentirebbe all’ex premier di poter giocarsi con Klitschko l’accesso al ballottaggio.

E anche la minaccia di Putin di non voler riconoscere i risultati delle elezioni “se dovessero aggiudicarsele nazionalisti o antisemiti”, riferita a Poroshenko e Klitschko (sebbene non entrambi siano su queste posizioni), suona in effetti come un implicito sostegno alla Timoshenko.

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