La Svizzera: impegno dell’Osce per un accordo sul Nagorno-Karabakh

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERALa Svizzera si impegnerà a sostenere i colloqui di pace per una soluzione pacifica all’annoso conflitto del Nagorno-Karabakh, durante la sua presidenza di turno dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Lo ha annunciato venerdì il ministro degli Esteri svizzero Didier Burkhalter durante un incontro con il suo omologo azero Elmar Mammadjarov, a latere del Consiglio dei ministri dell’Osce tenuto a Kiev il 5 e il 6 dicembre. Mammadjarov ha sottolineato che la riapertura dei negoziati passa attraverso un necessario ritiro delle forze armate armene dalla regione contesa, che si trova in territorio dell’Azerbaijan ma è rivendicata dall’Armenia fin dal 1988, quando ancora le due repubbliche facevano parte dell’Urss. La situazione nel Nagorno-Karabakh precipitò nell’estate 1991, all’indomani del fallito golpe contro Gorbaciov, origine di un effetto-domino che avrebbe portato di lì a pochi mesi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Come molte altre repubbliche sovietiche, anche l’Azerbaijan proclamò la sua indipendenza da Mosca, ma a sua volta il Nagorno-Karabakh, abitato prevalentemente da cittadini di origine armena, si autoproclamò indipendente da Baku. Ne seguì una guerra, scoppiata nel 1992 e conclusasi nel 1994 con un cessate-il-fuoco. Ma la tensione tra Baku e Yerevan è rimasta alta, anche perchè l’Azerbaijan accusa l’Armenia di non aver mai rispettato quattro risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che imponevano a Yerevan il ritiro delle proprie truppe dalla regione contesa e da altri territori azeri.