Bielorussia, giallo sull’arresto di Vladimir Kanaplev, fedelissimo di Lukashenko

Aleksandr LukashenkoResta ancora avvolta nel mistero la vicenda che la scorsa settimana ha portato all’arresto di Vladimir Kanaplëv, attuale presidente del Comitato Olimpico Bielorusso ed ex speaker della Camera dei Rappresentanti, nonchè grande alleato del presidente Aleksandr Lukashenko. Kanaplëv è stato fermato lo scorso 25 novembre da agenti del Kgb (il servizio segreto bielorusso, omonimo della ben più nota intelligence d’epoca sovietica) e rilasciato dopo tre giorni trascorsi in un carcere delle forze di sicurezza: a dare la notizia è stato il quotidiano sportivo Pressbol, che ha riferito che oltre al numero uno dello sport nazionale è finito agli arresti anche Henadz Alekseenko, ex vice di Kanaplëv, anch’egli poi scarcerato. Nessun commento ufficiale sulla vicenda è giunto dai servizi segreti, nè dalle istituzioni di governo. Secondo quanto riferisce il movimento d’opposizione Chartja ’97, che attraverso il proprio sito cita fonti vicine alle forze di sicurezza, all’origine degli arresti ci sarebbe una vicenda di corruzione legata alla costruzione di un hotel di proprietà del Comitato Olimpico, il cui costo sarebbe lievitato alle stelle, fino alla stratosferica cifra di  380 milioni di dollari.

Ma per Aleh Vouchak, attivista per i diritti umani e membro di Chartja ’97, i reali motivi dell’arresto dei due funzionari sarebbero collegati alle prossime elezioni presidenziali, in programma nel 2015: Lukashenko avrebbe voluto così dare un segnale di forza ai più alti funzionari dello Stato, allo scopo di scoraggiarli da qualsiasi tentativo di rovesciare il potere costituito. Il presidente bielorusso – stando alla versione di Vouchak – sarebbe preoccupato di una possibile ë nella consultazione: Mosca starebbe infatti pensando di sostenere un suo candidato, un influente funzionario in grado di calamitare consensi sia tra la popolazione ma soprattutto tra i tecnocrati di Stato. E Kanaplëv di consensi ne aveva accumultati parecchi durante il suo mandato di presidente della Camera dei Rappresentanti. “E’ chiaro – afferma l’attivista – che si è trattato di un’azione volta a metterlo sotto pressione psicologica e a valutare le sue reali aspirazioni di potere”, oltre che a inviare un chiaro messaggio alle alte sfere dello Stato.

Chartja ’97 ritiene da tempo che Lukashenko, a dispetto delle  dichiarazioni di facciata, non sia più gradito al Cremlino, che al suo posto vedrebbe invece meglio un leader più allineato alle nuove logiche geopolitiche di Mosca. A cominciare dalla nuova Unione Doganale euroasiatica, di cui la Bielorussia farà parte e nella quale la Russia vorrebbe includere anche le “ex ribelli” Ucraina e Georgia.

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