Armi chimiche in Siria, sospetti sui ribelli per gli attacchi di agosto

Bashar al-AssadMentre, allo scopo di scongiurare una nuova guerra in Medio Oriente, il governo siriano si dice disponibile a porre sotto controllo internazionale le proprie armi chimiche come gesto di buona volontà, proprio a riguardo di queste ultime si fa sempre più ambigua la posizione delle forze ribelli che si oppongono a Bashar al-Assad. Il Ministero degli Esteri russo ha annunciato che i rappresentanti dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani a Ginevra hanno ricevuto i rapporti, commissionati ad esperti internazionali, sulla veridicità delle cruente immagini che secondo gli Usa proverebbero un attacco chimico delle forze di Assad contro un villaggio vicino a Damasco, che per la Casa Bianca renderebbero inevitabile un’azione militare contro la Siria. Ebbene, secondo quanto riferito da funzionari delle Nazioni Unite, le analisi avrebbero stabilito che quelle immagini non sarebbero altro che un falso clamoroso: il sospetto attacco a base di sarin contro il villaggio di Ghouta, avvenuto lo scorso 21 agosto, sarebbe in realtà una messinscena dei ribelli finalizzata a delegittimare Assad agli occhi del mondo. Gli esperti avrebbero infatti appurato che i video amatoriali e le foto, diffusi dai network legati alle forze anti-Assad per mostrare al mondo l’orrenda agonia di donne e bambini avvelenati con il gas nervino, sarebbero in realtà antecedenti alla data del 21 agosto scorso: di conseguenza, quell’attacco chimico, in base al quale Usa, Gb e Israele hanno chiesto una risoluzione Onu per compiere un blitz contro Damasco, non sarebbe stato posto in atto dall’esercito regolare.

Una relazione-shock, che conferma quanto tuttavia già asserito da analisti strategici, ex agenti d’intelligence e fonti giornalistiche: l’ultima é quella di Domenico Quirico, il reporter della Stampa rimasto prigioniero per cinque mesi di un gruppo di ribelli, durante la quale avrebbe appreso che il presunto attacco chimico nei sobborghi della capitale siriana sarebbe stato in realtà solo un tentativo degli stessi ribelli di provocare una reazione internazionale contro il regime di Damasco: “Ho sentito una conversazione tra di loro, in cui dicevano che l’attacco era stato lanciato per spingere l’occidente a intervenire contro Assad. Uno degli interlocutori si è presentato come un generale dell’Esercito Siriano di Liberazione”. Fa eco a Quirico il suo compagno di prigionia, il giornalista Pierre Piccinin, che intervistato dall’emittente belga RTL si è detto certo che “non è stato il governo siriano a usare le armi chimiche alla periferia di Damasco”.

Intanto lunedì l’emittente russa RT ha riferito di aver appreso da fonti militari che i ribelli siriani starebbero studiando una seconda e più grave azione provocatoria: un attacco chimico verso Israele lanciato da territori formalmente sotto controllo governativo, allo scopo di provocare una massiccia azione di rappresaglia di Tel Aviv contro Assad.

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