Show milionari in onore di regimi dittatoriali, è polemica su J.Lo

E’ possibile che una delle più famose canzoni al mondo, dopo aver contribuito a creare un mito negli anni Sessanta, nel 2013 scateni un vespaio di polemiche? A quanto pare è possibile. Ne sa qualcosa Jennifer Lopez, finita al centro della bufera mediatica dopo una sua performance canora organizzata lo scorso mese in Turkmenistan, dove il 29 giugno la bella popstar, non contenta della sua fama planetaria, ha pensato bene di sfidare l’inarrivabile mito di Marylin Monroe. Come? Intonando anche lei Happy Birthday to you in onore di un capo di Stato seduto in prima fila ad ascoltarla. Nulla di male, se non fosse che l’oggetto della dedica non era un personaggio dello spessore politico di John Kennedy, bensì il presidente turkmeno Gurbanguly Berdymukhamedov, oscuro dittatore centroasiatico noto all’estero per l’ autoritarismo con cui governa il suo paese.

A scatenare la polemica è stato soprattutto il fatto che lo show della Lopez sarebbe stato una sorta di omaggio al leader turkmeno voluto dal colosso petrolifero cinese China National Petroleum Corporation, interessato ad aggiudicarsi appetitose concessioni energetiche nel paese ex sovietico: una sorta di “regalo di rappresentanza” (per non usare il termine “tangente”), che avrebbe fruttato a J. Lo. un bell’assegno con svariati zeri.

“Se Jennifer avesse avuto conoscenza delle questioni riguardanti i diritti umani violati, non avrebbe certo partecipato all’evento”, si legge in un comunicato di scuse emesso precipitosamente dall’entourage della cantante quando la notizia ha iniziato a girare da un tweet all’altro. Ma la frittata era ormai fatta.

“Poteva informarsi prima, con una semplice ricerca su Google” ha commentato sarcastico da New York Thor Halvorssen, presidente della Human Rights Foundation (HRF), sottolineando come Jennifer Lopez non sia nuova a ben remunerate performance canore nell’ex Urss, e sempre in onore di  politici e imprenditori di dubbia virtù. L’attivista ha ricordato come la showgirl si sia in passato esibita in Uzbekistan alla presenza del presidente ceceno Razman Kadyrov, da anni sulla blacklist delle organizzazioni umanitarie per le costanti violazioni dei diritti umani nella repubblica caucasica, come pure in uno show voluto dal presidente-autocrate Aliev in Azerbaijan, e persino nella Bielorussia di quel Lukashenko considerato l’ultimo dittatore d’Europa. Il tutto costentemente dietro compensi milionari.

Secondo la Human Rights Foundation, questa particolare tournèe alla corte dei monarchi ex sovietici avrebbe infatti permesso alla bella Jennifer di guadagnare una cifra che si aggira intorno ai 10 milioni di dollari: niente male per una che ha raggiunto il successo cantando My love don’t cost (Il mio amore non costa). Peccato che la sua presenza scenica non sia così economica come i suoi sentimenti.

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