Il giallo della morte di Jurij Gagarin: “Manovra errata di un altro aereo”

Fu un errore umano a causare l’incidente aereo che quarantacinque anni fa costò la vita a Jurij Gagarin, il cosmonauta sovietico che il 12 aprile 1961 era stato il primo uomo a volare nello spazio: lo afferma l’ex cosmonauta Aleksej Leonov, protagonista nel 1965 della prima passeggiata spaziale della Storia, in un’intervista rilasciata all’emittente all-news russa RT. Con la sua testimonianza di membro della Commissione d’inchiesta sul disastro, avvenuto il 27 marzo 1968 nei pressi della cittadina di Kiržač, Leonov smentisce sia la versione ufficiale dell’incidente, secondo cui il Mig-15 su cui viaggiava il suo amico e collega Jurij precipitò a seguito di una manovra improvvisa per evitare un pallone aerostatico, sia quella “complottistica”, che parla di un sabotaggio voluto da Brežnev, preoccupato per l’enorme popolarità raggiunta da Gagarin dopo la sua impresa spaziale e per alcune critiche che il cosmonauta avrebbe successivamente mosso al sistema sovietico. Nessuno di questi due motivi provocò lo schianto al suolo del suo MiG-15: all’origine della tragedia ci fu una manovra non autorizzata di un caccia Sukhoi Su-15.

“Il Su-15 – racconta Leonov – all’improvviso si trovò  a volare paurosamente vicino all’aereo di Gagarin, quando invece non avrebbe mai dovuto essere lì. Il pilota non seguì affatto la procedura di volo corretta, e sfiorandolo, portò il MiG ad avvitarsi a spirale prima di precipitare”.

Nonostante la caduta dell’Urss e l’apertura di numerosi archivi segreti, l’ex cosmonauta racconta di aver combattuto per vent’anni perché almeno alla famiglia venisse detta la verità: “Le autorità russe non volevano che se ne parlasse”. Ma se sulla dinamica del disastro viene finalmente fatta un po’ di luce, il nome di chi fosse ai comandi del Sukhoi rimane ancora nell’ombra. Di lui Leonov rivela solo che ha 80 anni (gli stessi che Jurij Gagarin avrebbe compiuto il prossimo 9 marzo) e che è molto malato: “Sono stato autorizzato a parlare di ciò che accadde quel giorno, ma non mi è stato consentito di fare quel nome. E io ho promesso che non l’avrei fatto”. Il mistero, dopo quasi mezzo secolo dal disastro, continua.

Sulle dichiarazioni di Leonov è intervenuta anche la prima donna ad aver viaggiato nel cosmo, Valentina Tereškova, che esattamente cinquant’anni fa, il 16 giugno 1963, compì la stessa impresa di Gagarin a bordo della navicella Vostok-6, divenendo icona mondiale dell’emancipazione femminile: “L’unico rimpianto è che ci sia voluto così tanto per arrivare alla verità – ha dichiarato da Vienna, dove si trova per una conferenza alle Nazioni Unite – ma ora finalmente possiamo dormire più sereni”.

La Tereškova, oggi 76enne, ricorda ancora con molta tristezza il compianto collega: “Mi manca molto. La sua scomparsa fu una perdita non solo per i suoi amici, ma per l’intera comunità”. Una morte prematura che, oltre ad essere stata una tragedia personale, per lei significò anche la fine della sua carriera di pilota aerospaziale: “Da quel momento mi vietarono di volare perfino su aerei militari, poiché la eventuale perdita di un secondo cosmonauta di levatura pari a quella di Yuri avrebbe rappresentato una catastrofe per l’Urss. Le ripercussioni della sua morte furono così pesanti per il Partito, da far decidere loro che io non avrei più dovuto correre rischi”.

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