Dopo vent’anni la Russia ricostituisce la flotta del Mediterraneo

Il Mediterraneo è un antico sogno russo dall’epoca degli zar: uno sbocco sul Mare nostrum la Russia l’ha cercato per secoli, in particolare nell’Ottocento, ma non ce l’ha mai avuto. Dal 1967, il notevole sviluppo navale voluto da Brezhnev e dall’ammiraglio Gorshkov permise a Mosca di allestire un consistente naviglio (il V Squadrone navale della Flotta Rossa), che dislocò poi nei porti di paesi amici come Libia e Siria, dove in quel periodo venne costituita la base navale di Tartus: poi, con la fine dell’Urss e i tagli al comparto militare, dal 1992 la presenza russa fu pressochè azzerata. Ora, dopo gli sconvolgimenti geopolitici della Primavera araba, Mosca vuole di nuovo avere delle navi militari di stanza permanente nel Mediterraneo: il ministro della Difesa Sergej Shoigu, annunciando la decisione, a fine marzo aveva parlato del diritto della Russia a tutelare i propri interessi nel bacino, che vanno dalla Siria fino all’incognita Cipro, ma anche ai rapporti con i nuovi govenanti e con l’emergente Turchia.

Le operazioni per l’allestimento della nuova flotta, che dovrebbe essere composta da dieci unità navali, sono già iniziate: un gruppo di navi da guerra, tra cui il cacciatorpediniere “Admiral Panteleev”, i mezzi da sbarco “Peresvet” e “Admiral Nevelskij”, la nave-cisterna “Pecenga” e l’unità di soccorso “Fotij Krylov”, ha già lasciato il Mar Cinese meridionale e sta facendo rotta verso il Canale di Suez, dove dovrebbe transitare a metà maggio. La flotta disporrà di 25 ufficiali di Marina, e avrà il suo comando a Novorossijsk, o a Sebastopoli, in Ucraina, dove i russi hanno ottenuto due anni fa la concessione del porto militare per la flotta del Mar Nero.

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