Appello del Garante per i diritti umani in Russia: “Liberate le Pussy Riot”

Una svolta nel controverso caso giudiziario delle Pussy Riot potrebbe essere vicina: l’Alto Funzionario per i diritti umani in Russia, Vladimir Lukin, venerdì ha chiesto ufficialmente la revoca della condanna a due anni di carcere per “blasfemia” e “istigazione all’odio religioso” inflitta ad agosto al gruppo punk  per la performance sull’altare maggiore della Cattedrale del Cristo Salvatore di Mosca, luogo sacro per gli ortodossi russi, durante la quale, nel febbraio 2012, avevano invocato l’azione della Madonna per liberare il Paese da Putin. L’intervento di Lukin arriva subito dopo che il Tribunale Distrettuale di Mosca ha accettato la richiesta di appello presentata dagli avvocati delle due imputate, Nadezhda Tolokonnikova e Marija Alëkhina (la terza componente della band, Ekaterina Samutskevic, è stata scarcerata in autunno), che hanno motivato la loro istanza con il fatto che il crimine addebitato alle due ragazze non sussiste, in quanto il loro gesto non aveva carattere di violenza, nè ha causato danni materiali alla Cattedrale moscovita.

Anche Lukin, alla cui funzione la legge russa consente il diritto di contestare qualsiasi sentenza giudiziaria, sembra sostenere questa tesi: nel suo messaggio ai giudici afferma che il comportamento delle Pussy Riot non può essere considerato una esplicita violazione dell’ordine pubblico, nè si può addebitare loro motivazioni dettate da odio religioso, che i giudici peraltro non sono riusciti a motivare. Perciò, il verdetto di condanna va annullato perchè al di fuori della legge.

Le organizzazioni in difesa dei diritti umani plaudono alle parole di Lukin, e sperano ora che le due imputate possano essere scarcerate, alla luce del fatto che nei mesi scorsi anche il premier Medvedev aveva criticato come “troppo severa” la sentenza di condanna. E, a dirla tutta, anche Putin aveva cercato di non entrare direttamente nella vicenda, chiedendo ai giudici, prima della formulazione della sentenza, di non essere troppo duri nel giudicare le imputate.

E nel dibattito ci è entrata ieri anche la neoeletta Miss Russia, che ha definito troppo pesante la condanna inflitta alle Pussy Riot: “La pena ideale sarebbe parlare con loro e spiegargli che hanno sbagliato”, ha dichiarato la 18enne Elmira Abdrazakova.

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