“Il sostegno Usa ai gruppi anti-Assad è un atto di guerra contro la Russia”

Mosca reagisce duramente – e non poteva essere altrimenti – alla decisione degli Stati Uniti di sostenere in maniera diretta, economicamente e militarmente, le fazioni ribelli che da più di un anno ormai combattono una guerra non dichiarata contro l’esercito regolare fedele a Bashar al-Assad. Al neo-Segretario di Stato John Kerry, che giovedì a Roma aveva annunciato questa svolta nella politica estera Usa, ha risposto Aleksandr Formin, capo del Servizio federale russo per la Cooperazione militare, secondo cui “una vera e propria guerra è stata dichiarata contro la Russia, che ora farà di tutto per ostacolare la vendita di armi occidentali ai ribelli siriani”. In un’intervista rilasciata alla Radio Eco di Mosca, Formin ha sottolineato come nei mesi scorsi sia stato impedito alla Russia di consegnare armi a Damasco in base a legittimi accordi e a regole internazionali: “Le nostre navi sono state spesso condotte in porti stranieri e lì trattenute con qualsiasi stratagemma, senza alcuna garanzia per i nostri equipaggi”.

La Siria resta un partner strategico per la Russia, in particolar modo dal punto di vista politico-militare: il governo di Assad è uno dei principali acquirenti di mezzi militari e sistemi di difesa russi, e questo rapporto privilegiato permette a Mosca di disporre di un prezioso sbocco sul Mediterraneo grazie al porto di Tartus, dove la marina russa conserva una base di supporto per le navi della flotta del Mar Nero.

Mosca dal canto suo contesta il supporto dell’Occidente alle fazioni in lotta contro Assad: a maggio scorso il ministro degli Esteri Lavrov accusò la Nato e la Kfor di aver protetto la presenza in Kosovo di alcuni capi-guerriglia siriani, giunti nell’ex provincia serba per un training militare da parte dei miliziani kosovari dell’ex Esercito di Liberazione, l’Uçk.

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