Adozioni vietate a famiglie americane, in vigore la legge. Ma il dissenso è forte

Vladimir PutinIl presidente russo Vladimir Putin ha firmato ieri la contestatissima legge “Dima Jakovlev”, e dunque la messa al bando delle adozioni di bambini russi da parte di famiglie americane è diventata legge dello Stato in Russia: una ritorsione all’approvazione da parte del Congresso Usa del Magnitsky Act, che vieta l’ingresso negli Usa e congela asset e beni di uomini d’affari e funzionari statali russi coinvolti in vicende di violazioni dei diritti umani. Mosca sembrava orientata in un primo momento a rispondere agli Usa con azioni speculari, ovvero bloccando l’ingresso in Russia di cittadini americani colpevoli di abusi e violazioni nei confronti di russi. Una misura del genere, tuttavia, avrebbe rischiato di ripercuotersi anche sulle relazioni commerciali, e compromettere da subito i rapporti con gli Usa non sarebbe stato certo il miglior viatico per un neo-membro del WTO, considerando anche che dalla normalizzazione delle relazioni commerciali tra Mosca e Washington deriverà un giro d’affari stimato di 22 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni.

Ecco dunque che dal cilindro i legislatori russi hanno tirato fuori un tema che, oltre a stare molto a cuore all’opinione pubblica russa, potremmo definire “a impatto zero” sull’economia: le adozioni. Negli ultimi due anni, in particolare, le tragiche vicende legate ad alcuni orfani russi adottati negli Usa hanno tenuto banco sui media russi: come la storia di Artjom Savelev, 8 anni, nel 2010 ritenuto “mentalmente instabile” dalla sua madre adottiva e rispedito in orfanotrofio in Russia come se fosse un prodotto difettoso, fino alla tragedia del piccolo Dima Jakovlev, da cui la legge approvata dal Parlamento prende il nome, morto nel 2008 per disidratazione dopo che il padre adottivo l’aveva lasciato ore chiuso in macchina sotto un sole rovente.

Ma se i legislatori pensavano di poter ottenere facile consenso, hanno sbagliato i calcoli: proprio perché ha come oggetto dei minori, la legge “Dima Jakovlev” ha diviso la Russia ancora prima di entrare in vigore. Da recenti sondaggi, il 53% dei russi si è detto favorevole ad una norma che limiti le adozioni negli Usa, ma quelli contrari sono il 21%, a cui si aggiunge un 23% che non preferisce non rispondere. Altri sondaggi mostrano che un russo su due non capisce la necessità di una simile azione, poiché non è a conoscenza di cosa sia il Magnitsky Act. Contro l’approvazione della norma è sceso in campo anche il web, con oltre 100mila persone hanno firmato in pochi giorni l’appello on line lanciato dal sito della Novaja Gazeta, il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaja.

Forse proprio perché resosi conto di non avere il sostegno che si aspettava, Putin ha annunciato un incremento dei sussidi riservati agli orfani, dopo aver organizzato a Natale una grande festa per i bambini nel palazzo del Cremlino. Ma le spaccature nella società rispecchiano in parte quelle presenti nello stesso governo russo, dove pare ci siano state più voci di dissenso contro la legge Dima Jakovlev. Molto critica la vicepremier Olga Golodets, che ha parlato di una violazione delle norme internazionali sulle adozioni, del Codice della Famiglia, nonché del recente accordo russo-americano sulle adozioni, a cui ha lavorato un’altra voce dissenziente, ovvero il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov, che ha auspicato che la legge Dima Jakovlev non vada a cancellare quell’accordo raggiunto tra enormi difficoltà. Critiche sono state espresse anche dal ministro dell’istruzione Dmitrij Livanov.

Giovedì intanto, dopo la pubblicazione di statistiche che mostravano come la maggior parte delle adozioni nel 2012 è avvenuta da parte non di famiglie americane ma di famiglie italiane, alcuni giornali russi hanno riportato la notizia secondo cui il Parlamento potrebbe allargare il bando alle adozioni anche ad altre nazioni. Incluse quelle europee, dopo che in autunno l’europarlamento ha approvato una risoluzione per la stesura di una lista di cittadini russi a cui vietare l’ingresso nei confini dell’Ue. Una norma non vincolante, a cui Parigi ha già fatto sapere che non si atterrà nelle sue relazioni con Mosca, mentre Londra, pur coinvolta nella vicenda Magnitsky, ha smentito la notizia della stesura di una black-list antirussa.

Intanto oggi un deputato della Duma, Robert Shlegel, membro parlamentare di Russia Unita, ha proposto di emendare la legge consentendo le adozioni di bambini affetti da disabilità.

Annunci