Assassinio Litvinenko, la mafia russa dietro la morte dell’agente?

L’ex agente dei servizi segreti russi Aleksandr Litvinenko, morto a Londra nel novembre 2006 a seguito di un misterioso avvelenamento da polonio, era al soldo dell’intelligence britannica e collaborava con quella spagnola nella lotta alle infiltrazioni della mafia russa nel paese iberico: sono questi i risultati a cui è giunta l’inchiesta portata avanti in Gran Bretagna e rivelati dal legale della vedova di Litvinenko. “All’epoca della sua morte, Litvinenko era da già da tempo un membro del MI6 – ha riferito l’avvocato Ben Emmerson -, che gli aveva affidato il compito di fornire ai servizi spagnoli informazioni sulle attività della criminalità organizzata e della mafia russa in Spagna”. L’agente russo sarebbe stato a libro paga sia degli inglesi che degli spagnoli, che gli versavano uno stipendio su di un conto corrente condiviso con la moglie Marina: quest’ultima, per bocca sempre del suo legale, ha riferito che il capillare coinvolgimento di Litvinenko nelle attività del MI6 getta una nuova luce sulle responsabilità del governo britannico, incapace di garantire ad una pedina strategica come Litvinenko la necessaria protenzione.

L’ex agente del Fsb morì a 43 anni il 23 novembre 2006, dopo pochi giorni di agonia per aver bevuto un tè nel quale era stato versato del polonio-210. Era stato  critico verso  Vladimir Putin, e aveva cercato di raccontatre quelli che lui stesso chiamava  “gli illeciti del FSB”. Poco prima di morire, dal letto dell’ospedale dove era ricoverato, aveva esplicitamente accusato il presidente russo di aver ordinato il suo avvelenamento.

Per i giudici di Londra, gli “esecutori” sarebbero i due cittadini russi, che avrebbero somministrato a Litvinenko la dose fatale di polonio: Andreij Lugovoj e Dmitrij Kovtun, che dietro le loro rispettabili immagini di uomini d’affari nascondevano le loro vere professioni di killer del FSB. Entrambi hanno sempre negato ogni coinvolgimento, e Lugovoj, che oggi è un membro della Duma, ha accusato a sua volta il MI6 di aver ucciso Litvinenko e di aver scaricato la colpa su di lui. Mosca ovviamente sostiene la versione di Lugovoj e perciò ha ripetutamente rifiutato di concedere l’estradizione dei suoi due cittadini: una posizione non ha fatto altro che peggiorare le relazioni tra il Cremlino e Downing Street.

Secondo uno dei consulenti della famiglia Litvinenko, i risultati dell’inchiesta mostrano inequivocabili prove di un coinvolgimento della Russia nell’assassinio dell’ex membro dei suoi servizi, divenuto troppo pericoloso per i compromettenti segreti di cui era in possesso.

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