Se la rinascita dell’Unione Sovietica passa ora per i campi di calcio

La sospensione sabato scorso della partita del campionato russo tra la Dinamo Mosca e lo Zenit San Pietroburgo, dopo che il portiere dei padroni di casa è stato ferito da un petardo partito dal settore dei supporter baltici, è ormai diventata un caso politico. La sconfitta a tavolino inflitta al club di Luciano Spalletti ha scatenato le proteste dei massimi dirigenti dello Zenit, che minacciano ora di ritirare la squadra dalla Premier League russa per protestare contro la decisione del giudice sportivo. Ma se fino a ieri queste dichiarazioni avevano origine solo in ambienti sportivi, a sorpresa sulla questione è intervenuto ieri perfino Aleksej Miller, numero uno della Gazprom sponsor e proprietaria della squadra di San Pietroburgo. Miller, uomo forte del settore energetico russo e vicinissimo a Putin e a Medvedev, ha sostenuto in pieno le posizioni del Direttore generale dello Zenit Maksim Mitrofanov, confermando che quella del dirigente biancoazzurro non è una polemica, “ma una seria minaccia”.

Quindi la frase shock: “Forse giocheremo in un campionato diverso: moltissime persone ritengono che dovremmo disputare un torneo all’interno della Comunità degli Stati Indipendenti (l’entità geografica nata sulle ceneri dell’Urss, ndr), che include squadre provenienti dalle ex repubbliche sovietiche. E io sono il primo a sostenere questa idea. Siamo pronti a promuovere la creazione di una nuova Lega calcistica”.

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