Russia, via il ministro della Difesa Serdjukov: guerra interna al clan di Putin

L’improvvisa defenestrazione del ministro della Difesa russo Anatolij Serdjukov, sollevato oggi da ogni incarico e sostituito dall’ex ministro delle Emergenze Sergej Shoigu, lascia aperti molti interrogativi. Serdjukov era considerato fino a ieri uno dei politici più vicini a Putin, che nel febbraio 2007 l’aveva voluto a capo della Difesa nazionale, e proprio il peso politico dell’illustre defenestrato autorizza a ipotizzare scenari di guerra nei corridoi del Cremlino. Ufficialmente, Serdjukov è stato silurato per una vicenda di corruzione che l’ha visto coinvolto a proposito di un giro di tangenti per alcune forniture militari e per una frode immobiliare che avrebbe coinvolto una società pubblica di proprietà del Ministero da lui diretto. Ma il fatto che di casi di corruzione nell’amministrazione russa ce ne siano a bizzeffe, e anche di molto gravi, lascia non poche perplessità sulle reali motivazioni di questa repentina sostituzione.

Sanpietroburghese come lo stesso Putin, come il premier Medvedev, come la speaker del Consiglio Federale (il Senato russo) Matvienko e il CEO di Gazprom Miller (giusto per citarne alcuni), sposato con la figlia di Viktor Zubkov, ex vicepremier e uno dei più fieri alleati del presidente, Serdjukov era stato nominato Ministro della Difesa con l’ambizioso compito di ammodernare e snellire le obsolete e pachidermiche forze armate russe: ma in cinque anni, di risultati se ne sono visti decisamente pochi, e questo è sicuramente un aspetto da tenere in considerazione per codificare delle dimissioni che definire “anomale” è anche riduttivo. Perchè, a parte le parole di circostanza pronunciate da Medvedev , che ha l’ha definito un “ottimo funzionario pubblico”,  ciò che stupisce sono stati proprio i toni umilianti con il quale Serdjukov è stato messo pubblicamente alla porta da Putin: mai, nemmeno in occasione delle epurazioni di alti funzionari “eltsiniani” ad inizio anni Duemila, si era fatto leva platealmente su giri di bustarelle e scandali nei confronti di un ministro. E ciò avvalora l’ipotesi che la defenestrazione di Serdjukov sia stata “suggerita” a Putin da qualcuno, per motivi che vanno al di là del fallimento delle riforme o delle vicende di corruzione in cui  l’ormai ex ministro della Difesa è coinvolto .

E’ notorio che Serdjukov aveva molti nemici all’interno del “clan di San Pietroburgo” al potere a Mosca, ed in particolare era in netto contrasto con tre oligarchi legati al mondo militare, che rispondono al nome di Sergej Ivanov, capo dello staff presidenziale ed ex ministro della Difesa, di Dmitrj Rogozin, vice Primo Ministro e massimo referente al Cremlino per l’industria militare, e di Anatolj Zjaganok, capo del Centro ricerche e previsioni militari di Mosca. Pomo della discordia, molto probabilmente, la fornitura all’estero di armi russe di ultima generazione: avallata da Serdjukov, era invece ritenuta “una pratica non patriottica” dal fiero nazionaista Rogozin, soprattutto alla luce degli investimenti miliardari messi a bilancio da Mosca fino al 2020.

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