Attentati a Kazan, la Russia teme un ritorno del terrorismo islamico

Due agguati di probabile matrice islamica hanno scosso oggi il Tatarstan, repubblica autonoma della Federazione Russa dove la convivenza tra ortodossi e musulmani non aveva mai destato particolari preoccupazioni. Almeno fino a oggi, quando il Muftì del Tatarstan Ildus Faizov è rimasto ferito gravemente a Kazan da una bomba che ha fatto saltare in aria l’auto dove viaggiava, poche ore dopo che un commando aveva ucciso il suo principale collaboratore, e numero due del clero islamico tartaro, Valiulla Jakupov. Secondo gli inquirenti, gli attentati sarebbero collegabili alle attività religiose delle due vittime: sia il Muftì che il suo vice erano molto noti per le loro posizioni moderate e apertamente contrarie all’Islam fondamentalista. In particolare, Jakupov era un importante rappresentante dell’Islam tradizionale, costantemente schierato contro i fondamentalisti, il cui numero in Tatarstan è in forte aumento negli ultimi anni: aveva per questo sostenuto, di recente, l’idea di mettere al bando l’Islam d’ispirazione Wahabita, che considerava una reale minaccia per l’Islam tradizionalista. Era stato il fondatore della prima casa editrice russa di letteratura musulmana, ed aveva pubblicato numerosi scritti sulla stroria della religione. Ma soprattutto, era una figura molto influente all’interno del sistema formativo del Tatarstan.

Gli attentatori non hanno scelto una data casuale per colpire: gli attacchi sono stati messi in atto proprio alla vigilia del Ramadan, e ciò, sommato alle figure religiose che sono state colpite, potrebbe confermare la matrice islamico-fondamentalista. Gli inquirenti, tuttavia, preferiscono non sbilanciarsi, ritenendo ancora prematuro parlare di un attaco terroristico.

Parole di condanna sono giunte dal presidente russo Putin, che ha chiesto ai servizi segreti del Fsb di aprire un’indagine. Il timore è che gli attentati di Kazan possano rappresentare l’inizio di un’azione di forza dei fondamentalisti nelle aree musulmane della Federazione Russa e in altri paesi dell’Asia Centrale ex sovietica a maggioranza islamica.

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