Il disastro sul Mar Nero provocato da una manovra d’emergenza errata?

Potrebbe essere stato anche un errore umano a far aumentare il numero delle vittime dell’alluvione che venerdì notte ha devastato la regione russa di Krasnodar, sul Mar Nero, dove ad oggi hanno perso la vita oltre 170 persone e circa 5000 sono rimaste senza casa. Per tutta la giornata di sabato blog e social network hanno riportato la notizia che il disastro che ha colpito la cittadina di Krymsk non sarebbe addebitabile solo alla straordinaria portata delle precipitazioni, ma soprattutto all’apertura delle chiuse di due bacini idrici nei dintorni della località, che le autorità avrebbero ordinato per evitare possibili danni alla diga provocata dall’eccessiva pressione dell’acqua sulle pareti. L’ipotesi nasce dalle numerose testimonianze dei supersiti di Krymsk che divergono parecchio da quelle raccolte nelle vicine città di Novorossiysk e Gelendzhik, le cui strade sono state invase da un fiume di acqua e fango proveniente dalle montagne che le circondano. A Krymsk le cose paiono essere andate diversamente: la gente parla di un’ondata che avrebbe sommerso la città in dieci minuti, i media locali parlano di “un torrente d’acqua piombato all’improvviso sulle casa con la forza di uno tsunami”.

Krymsk si trova in una vallata circondata da montagne e da due bacini artificiali, il Varnavinskij e il Neberdzhaevskyij, su cui si concentrano i sospetti del web: entrambi non avrebbero registrato danni dall’ondata di maltempo, e ciò potrebbe essere dovuto anche alla procedura d’emergenza attuata quando la quantità d’acqua accumulatasi si era fatta preoccupante.

Ma le autorità russe, nel confermare che un rilascio d’acqua da entrambi i bacini c’è effettivamente stato, hanno smentito che ciò possa avere una relazione con il disastro di Krymsk, poichè il Varnakinskij si trova ad un livello più basso rispetto all’agglomerato urbano, ed è dotato di un canale di scarico d’emergenza che instrada le acque in un percorso distante da Krymsk, mentre la diga del Neberdzhaevskij si trova a 18 chilometri di fronte alla città ed il suo sistema d’emergenza è stato realizzato per impedire il rilascio di eccessive quantità d’acqua.

L’inchiesta ordinata da Vladimir Putin (recatosi domenica in visita nella zona del disastro) dovrà chiarire se le tonnellate d’acqua che hanno devastato Krymsk provenivano dai due bacini. Tuttavia, la commissione investigativa ha già confermato che non considererà l’apertura delle chiuse come la principale causa dell’alluvione: “Abbiamo appurato che lo scarico d’acqua è stato attuato in una condizione di normalità e che il bacino nemmeno era stracolmo, come pure che non è stato rilevato alcun rilascio massiccio di acqua”, riferisce il portavoce degli inquirenti Markin.

Secondo la commissione, l’enorme grado di devastazione sarebbe attribuibile principalmente alle eccezionali precipitazioni di venerdì, che avrebbero provocato il repentino ingrossamento degli affluenti del fiume che taglia in due Krymsk, l’Adagum, il quale a sua volta avrebbe portato l’ondata di fango fin dentro le case, sorprendendo nel sonno gli abitanti della città.

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