Il piano dell’Occidente per la Siria: Assad in esilio a Mosca

“Se le mie dimissioni servissero a far cessare subito le violenze e portare pace in Siria, mi dimetterei all’istante”: sono bastate queste poche parole del presidente siriano Bashar al-Assad al quotidiano turco Jumhuriet a mettere in movimento le diplomazie di mezzo mondo. Assad parla per la prima volta pubblicamente della possibilità di cedere il potere che detiene da dodici anni: ciò significa che a Damasco si sta muovendo qualcosa. Se il rais ha aperto all’ipotesi delle dimissioni, è chiaro che va letto il messaggio tra le righe: me ne vado, ma voglio garanzie per me e per la mia famiglia. E allora, in piena logica dei “ponti d’oro al nemico che fugge”, ecco che gli Usa vedono materializzarsi dal nulla la soluzione della crisi e soprattutto l’occasione di evitare un conflitto armato in Siria: se Assad è disposto a passare la mano bisogna incoraggiarlo, innanzitutto trovando un posto dove il presidente siriano possa essere mandato in esilio. E quel posto si chiama Mosca, storico amico della Siria e della famiglia Assad.

Ma a Washington forse hanno fatto i conti senza l’oste: secondo quanto riportato dal quotidiano russo Kommersant, il Cremlino non sarebbe entusiasta di tenersi il clan di Assad in Russia per il prossimo futuro. “Non abbiamo piani riguardanti la concessione dell’asilo politico al presidente siriano”, ha dichiarato oggi il viceministro degli Esteri Rjabkov, aggiungendo che il futuro politico del rais di Damasco è nelle mani del suo popolo: fonti diplomatiche russe hanno poi ribadito che questo è il concetto espresso nel documento finale del vertice internazionale tenuto sabato scorso a Ginevra sulla crisi siriana, a cui hanno preso parte tra gli altri Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia.

Mosca teme che offrire asilo politico ad Assad possa comportare effetti negativi nelle relazioni con un nuovo governo siriano e far perdere ai russi i privilegi della trentennale amicizia con Damasco, come la base navale di Tartus e i contratti milionari per le forniture militari. Ecco perchè il Cremlino mostra scarso entusiasmo per l’ipotesi avanzata dagli Usa, ed ecco perchè sta cominciando a farsi largo un’ipotesi di compromesso: Assad potrebbe ottenere asilo politico non in Russia bensì in Bielorussia. Secondo Vladimir Sotnikov, ricercatore dell’Istituto per le relazioni internazionali e l’economia internazionale di Mosca, la Russia starebbe già trattando questa soluzione con Lukashenko, che si sarebbe detto disposto ad ospitare a Minsk il presidente siriano.

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