L’ira di Mosca verso gli Usa: “Risponderemo al Magnitskij Bill”

Dopo che il 26 giugno la Commissione Esteri del Senato americano ha approvato all’unanimità il Magnitskij Bill, il provvedimento che impone una restrizione sui visti e il congelamento degli asset di uomini d’affari russi coinvolti nella morte dell’avvocato dell’Hermitage Management Capital Fund Sergej Magnitskij, non si è fatta attendere la dura reazione di Mosca. Il Ministero degli Esteri ha definito il provvedimento il frutto di un crescente sentimento anti-russo in Usa, preannunciando una serie di ritorsioni “simmetriche”, che potrebbero riguardare businessmen americani che operano in Russia, Ipotesi avvalorata dallo speaker del Consiglio della Federazione (il Senato russo) Valentina Matvienko, che ha definito “barbarica” la decisione presa a Washington, che “va a interferire negli affari interni di un altro paese”.

Anche l’opposizione russa va a collocarsi sulle stesse posizioni del governo: il deputato comunista Ivan Melnikov ha suggerito di rivedere gli accordi di cooperazione militare con la Nato. Successivamente il portavoce del ministro Lavrov ha tenuto a ribadire che le ritorsioni che verranno adottate non andranno comunque a inficiare le relazioni bilaterali con Washington.

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