Euro 2012, l’opposizione ucraina chiede chiarezza sui soldi spesi

Gli schieramenti d’opposizione ucraini, che pochi giorni fa hanno costituito uno schieramento unico sotto la leadership all’ex premier Julija Timoshenko, sospettano un’appropriazione indebita di denaro pubblico per l’organizzazione di Euro 2012, che giusto ieri ha visto le prime gare disputate in territorio ucraino: il vicepresidente della Camera Bassa Mikola Tomenko, che è stato vicepremier nel governo della pasionaria arancione attualmente in carcere, vuole perciò che il governo dell’attuale premier Azarov fornisca maggiori dettagli sulle spese per l’organizzazione del torneo, e ha annunciato l’avvio di un’indagine parlamentare e giudiziaria subito dopo la finale allo Stadio “Olympisky” di Kiev del prossimo 1° luglio. “Avvieremo delle audizioni in Parlamento sull’uso fatto dei fondi pubblici stanziati per l’organizzazione del Campionato Europeo”,  ha dichiarato Tomenko, che si aspetta che la magistratura ucraina chiarisca ogni aspetto a proposito di eventuali utilizzi fraudolenti dei contributi statali. Kiev ha investito circa 11 miliardi di euro per l’ammodernamento di infrastrutture come stadi, aeroporti e strade: l’80% è di provenienza pubblica,  in buona parte derivante da un prestito di cinque miliardi garantito dall’emissione di obbligazioni al tasso del 10%. “Ciò significa che i cittadini ucraini continueranno a pagare le spese per Euro 2012 anche dopo la fine del torneo, ha dichiarato Tomenko – perchè ci vorranno molti anni per rimborsare tutti i finanziamenti ottenuti”. Ad onor del vero, va specificato che il prestito fu emesso quando alla guida del Paese c’era ancora Viktor Jušchenko, prima alleato e poi acerrimo rivale della Timoshenko, mentre Azarov e l’attuale presidente Janukovic allora erano all’opposizione.

I Campionati Europei 2012, che Polonia e Ucraina si aggiudicarono nel 2007, sono stati caratterizzati fin da subito da una serie di polemiche dovute a presunte tangenti pagate per condizionare la decisione dell’Uefa sull’assegnazione, ma anche per i ritardi nei lavori e per l’aumento dei costi per la realizzazione degli impianti, quasi triplicati nel versante ucraino.

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