Il serbo Nikolic apre all’Europa ma avverte: “Non rinunciamo al Kosovo”

Il nuovo presidente della Repubblica di Serbia, Tomislav Nikolic, si è insediato ufficialmente questo pomeriggio al termine di una sobria cerimonia tenuta a Belgrado: esponente del partito nazionalista-radicale SBS, Nikolic è stato eletto lo scorso 20 maggio con il 49,5% dei voti, imponendosi sul presidente uscente, l’europeista Boris Tadic. Nel suo discorso dinanzi al Parlamento, Nikolic ha aperto all’integrazione di Belgrado all’interno dell’Unione Europea (cavallo di battaglia del suo predecessore) esprimendo l’auspicio di vedere nel prossimo futuro una Serbia “unita e all’interno dell’Ue”, sfumatura diplomatico-lessicale per annunciare il punto centrale del suo mandato: dentro o fuori l’Ue, “la Serbia non rinuncerà mai al Kosovo”. E non poteva essere altrimenti, considerato che Nikolic ha vinto le elezioni proprio sul tema del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, richiesto a gran voce dall’Ue a Belgrado come condicio sine qua non per l’ingresso in Europa, su cui Tadic è invece scivolato come su di una buccia di banana. L’ex presidente serbo si è giocato la rielezione con le sue ambiguità nei confronti della sovranità di Pristina: fermo sul “no” in patria, propenso alla trattativa in presenza di esponenti comunitari, che – mostrando una forte miopia di vedute – hanno commesso l’errore di fare troppa pressione su di un alleato, obbligandolo a prendere delle posizioni impopolari su di un tema spinoso. Il presagio di una sconfitta imminente è arrivato a febbraio, quando Tadic ha sconfessato le municipalità serbe del Kosovo settentrionale, che avevano indetto un referendum sul riconoscimento delle istituzioni della Repubblica Kosovara: la schiacciante vittoria dei “no” (con il 99,7 per cento  dei voti) e l’affluenza superiore al 75 per cento sono stati il segno evidente che Tadic era ormai isolato e debole. Una debolezza cavalcata alla perfezione dal SBS.

Il Kosovo, provincia serba ma a stragrande maggioranza di etnia albanese, si è reso indipendente nel 2008, ottenendo subito il riconoscimento di Usa e gran parte dell’Unione Europea. Oggi il governo di Pristina è riconosciuto da 90 Stati. Il Kosovo si considera ormai un paese sovrano, tuttavia non ha ancora i requisiti per un seggio all’Onu (serve il riconoscimento di almeno 130 stati) e nelle organizzazioni internazionali, incluse quelle sportive: proprio per questo oggi l’Uefa e la Fifa hanno bocciato oggi la richiesta di adesione della neocostituita Federcalcio kosovara.

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