“Affaire” Timoshenko, sanzioni Ue in arrivo per l’Ucraina?

L’Ucraina rischia seriamente l’isolamento internazionale se continuerà a portare avanti il processo a carico dell’ex premier Julija Timoshenko: è questo il senso dell’ultimatum che Bruxelles ha fatto pervenire oggi al governo di Kiev, ultimo atto di un braccio di ferro che si protrae ormai da ottobre 2011, ovvero da quando il capo dell’opposizione, già leader della Rivoluzione Arancione del 2004, è stata condannata a sette anni di carcere per abuso d’ufficio nella stipula del contratto di fornitura che nel 2009 vincolò Kiev ad acquistare gas russo allo stesso prezzo dei paesi Ue. L’Europa considera tali accuse pretestuose come il processo stesso, che avrebbe avuto il solo scopo di far uscire di scena il principale avversario politico dell’attuale presidente Viktor Janukovic, che alle elezioni del 2010 sconfisse al ballottaggio proprio la Timoshenko. Domani 14 maggio il caso-Timoshenko sarà sul tavolo del Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Ue a Bruxelles, ed è molto probabile che venga adottata una prima misura riguardante il congelamento degli Accordi di Associazione con l’Ucraina (una sorta di “anticamera” per una vera e propria adesione all’Ue), che prevedevano cooperazione in campo commerciale e rafforzamento delle relazioni nel campo politico e della sicurezza.

Continuano intanto gli attestati di solidarietà verso la Timoshenko. Venerdì scorso il presidente lituano Dalia Grybauskaite si è recata in visita all’ospedale di Kharkov, dove l’ex premier ucraino è ricoverata per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute,  e l’ambasciatore Usa a Kiev John Teff ha fatto sapere che farà altrettanto, assieme a rappresentanti del Consiglio d’Europa. Mercoledì scorso, la Camera dei Deputati ha invece approvato una risoluzione che obbliga i governi nazionali dell’Ue a fare pressioni sul governo ucraino affinchè liberi i prigionieri politici.

Anche la Russia, parte in causa nel contestato accordo di fornitura, si è schierata in difesa della Timoshenko, con il presidente Putin che ha parlato di legittimità dell’azione dell’allora premier, che in quanto tale aveva pieni poteri per trattare le condizioni dell’accordo. Tuttavia l’ex capo dello Stato Viktor Jushchenko, nella sua deposizione al processo Timoshenko in qualità di persona informata dei fatti, aveva ribadito che quel contratto fu firmato solo perchè la Timoshenko era ricattata dai russi per una serie di vicende di corruzione legate alla sua precedente carriera di imprenditrice: secondo Juschenko, Mosca avrebbe minacciato di renderle pubbliche, per distruggere la carriera politica dell’allora Primo Ministro ucraino se si fosse rifiutata di accettare le condizioni imposta dalla Russia.

 

(I retroscena del caso Timoshenko su Il Punto in edicola da venedì 18 maggio)

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