Medvedev premier, è ancora tandem con Putin. Ma fino a quando?

Come previsto, la Duma, Camera Bassa del Parlamento russo ha oggi approvato la candidatura di Dmitrij Medvedev a Primo Ministro della Federazione Russa, su proposta del presidente Putin. L’ex presidente russo, che giusto ieri ha trasferito le sue funzioni a Vladimir Putin, ha ottenuto 299 voti a favore (arrivati dal suo partito, Russia Unita e del Partito Liberaldemocratico del nazionalista Vladimir Zhirinovskij) e 144 contrari (Comunisti e Russia Giusta): Medvedev può comunque beneficiare di una maggioranza assoluta di 238 deputati, che gli permetteranno una certa libertà d’azione. Almeno in teoria, perchè proprio dalla sua incipiente esperienza da premier si potrà capire se potrà essere un degno contraltare a Vladimir Putin. Nei suoi quattro anni di permanenza al Cremlino, Medvedev ha dimostrato di non essere un “Robin”, come nel 2008 l’aveva definito, in senso dispregiativo, un rapporto dell’Ambasciata americana di Mosca, paragonandolo all’assistente di Batman-Putin. In più occasioni, il leader del Cremlino e il capo del governo si sono trovati su posizioni molto divergenti su temi molto importanti di politica interna, di estera e di economia.

Ad aprile 2010, per esempio, quando Russia e Ucraina stipularono l’accordo per la concessione alla flotta di Mosca della base di Sebastopoli fino al 2042 in cambio di un forte ribasso del prezzo del gas da vendere a Kiev, Medvedev stupì tutti nel dichiarare che il prezzo pagato per la base sul Mar Nero era “enorme ma giusto”, smentendo pubblicamente Putin che poche ore prima l’aveva invece definito “esorbitante”.
Sempre nel 2010, ma in agosto, c’è poi c’è stato lo stop alla costruzione dell’autostrada Mosca-San Pietroburgo, fortemente voluta dall’onnipotente sindaco “palazzinaro” della capitale, il putiniano doc Jurij Luzhkov, poi silurato dallo stesso Medvedev (la costituzione russa concede al Presidente il potere di nomina e di revoca degli amministratori locali): in quell’occasione Putin, senza nascondere più di tanto il suo dissenso dal presidente, prese le difese di Luzhkov, definendolo un ottimo amministratore che aveva avuto però l’unica colpa di non aver stabilito “relazioni forti” con Medvedev.
C’è poi stato il veto presidenziale alle modifiche apportate alla legge sulle manifestazioni di piazza, che avrebbero introdotto regole molto più restrittive per tenere cortei e comizi: approvate ad ottobre 2010 dalla Duma, sono state ritenute da Medvedev “contrarie ai principi costituzionali che garantiscono la libertà di espressione”, un intervento che suscitò anche il plauso dell’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay.
Tra Putin e Medvedev non sono nemmeno mancate divergenze sul controverso e ambiguo processo Khodorkovskij, nè sulla crisi libica, ma è stato sulle dimissioni del ministro delle Finanze Aleksej Kudrin, a settembre, che l’asse tra i due ha mostrato forti limiti: l’uomo che dal 2000 al 2011 ha svolto una difficile opera di risanamento dei conti pubblici russi lasciò il suo incarico in polemica con la politica economica di Medvedev.

E proprio Kudrin potrebbe essere l'”elemento disturbatore” del neonato governo Medvedev. Sebbene sia schierato all’opposizione, di cui è considerato leader in pectore, è uno dei pochi personaggi critici che gode dell’ammirazione e della fiducia di Putin, con cui ha collaborato praticamente dall’inizio dell’ascesa al potere dell’ex colonnello del Kgb. Una fiducia forse anche maggiore rispetto a quella per Medvedev, tanto che i rumors moscoviti parlano di un Kudrin che potrebbe subentrare al neo-premier qualora questi non riuscisse a dare attuazione alle promesse politiche fatte da Putin in campagna elettorale.

A differenza dell’ex ministro, Medvedev non ha infatti una grande esperienza di amministratore politico (ruolo peraltro molto diverso dal più istituzionale ruolo presidenziale) e ciò potrebbe rivelarsi un handicap in una fase storica in cui la Russia, neo-membro del WTO, sarà chiamata a breve a varare tutta una serie di riforme, peraltro promesse anche da Putin in campagna elettorale, per rendere più competitiva l’economia (oggi tra le peggiori al mondo per capacità di attrarre investimenti esteri).

Lo stesso Putin ne è consapevole, tanto che ad aprile elogiò pubblicamente Kudrin per la sua competenza nel gestire le finanze russe nella tempesta della crisi mondiale. Letto tra le righe, un vero invito a nozze per un tecnocrate che implementi con successo le riforme economiche, mantenga saldi i legami con il mondo finanziario e che al contempo funga da garante agli occhi dei mercati, vista l’ottima reputazione di cui gode anche presso il G-20 e nelle principali istituzioni finanziarie mondiali.

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