Una nuova banca di sviluppo targata BRICS?

Accanto alla Banca Europea per gli Investimenti e alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, potrebbe presto operare una nuova istituzione finanziaria transnazionale: la BRICS Bank. E non si tratterebbe di una semplice ipotesi, bensì di un progetto in fase avanzata, tanto – secondo il Financial Times – da essere presente nell’Agenda del prossimo vertice delle cinque economie mondiali emergenti in programma a Nuova Dehli il prossimo 29 marzo: una loro banca internazionale di sviluppo che ne agevoli gli investimenti comuni e ne sostenga le rispettive valute. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (le cui iniziali formano l’acronimo BRICS, appunto) oltre a registrare tassi di crescita più elevati rispetto alle nazioni industrializzate, hanno infatti accumulato negli ultimi anni consistenti riserve finanziarie in valuta estera “pregiata”: la Cina attualmente ha nei suoi depositi la prima riserva in valuta estera del mondo, pari a circa 3.200 miliardi di dollari, la quarta è quella russa (505,4 miliardi di dollari) e la sesta è quella brasiliana (355,1 miliardi di dollari).

Una mossa economica, ma soprattutto politica: con la nuova istituzione finanziaria i BRICS puntano evidentemente a guadagnare un peso maggiore nella World Bank e nel Fmi, ma anche a provare a sganciarsi dal dollaro, eleggendo una valuta comune attraverso la quale la nascitura BRICS Bank dovrebbe sviluppare le sue attività di mutua assistenza.

E per ciò che abbiamo visto, il candidato per eccellenza  sarebbe lo Yuan cinese, che viene già “scambiato” sulle piazze finanziarie di Mosca, San Paolo, Johannesburg e Mumbai. Tuttavia, anche le altre quattro economie emergenti hanno già iniziato a promuovere le rispettive valute all’interno dell’Area BRICS.

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