I misteri della sondaggistica russa

Può l’esito di un sondaggio cambiare radicalmente nel giro di 72 ore? Evidentemente può, e in Russia è appena successo. Venerdì scorso il VZIOM, il Centro Ricerche russo sull’Opinione Pubblica (una sorta del nostro Censis), ha pubblicato i poco lusinghieri risultati di un sondaggio sulla regolarità delle ultime elezioni presidenziali, secondo i quali solo il 44% dei russi è convinto che la consultazione vinta da Putin si sia svolta in maniera regolare: per la prima volta nella storia della Russia post-sovietica il dato scendeva al di sotto del 50%, e – come aveva commentato il VZIOM – rappresentava un brusco calo di fiducia nei confronti dell’isitituzione delle elezioni. Ma ecco la sorpresa che non ti aspetti. Lunedì il VZIOM ha reso noti gli esiti di un nuovo sondaggio: il 60% dei russi ritiene “oneste” le elezioni del 4 marzo e solo il 21% le considera “nè liberè, nè democratiche”. Stravolto il precedente sondaggio, visto che il numero dei “soddisfatti” sale di ben 14 punti percentuali in soli tre giorni. Anche chi non è ferratissimo in statistica noterà che questo balzo in avanti è alquanto anomalo, come se l’Istituto di ricerca avesse voluto mettere una pietosa foglia di fico sulle note dolenti del precedente sondaggio.

Lo stesso giorno, però, il Centro Studi Levada, struttura russa di ricerca universalmente considerata affidabile dal punto di vista dell’imparzialità e dell’indipendenza, ha reso noti gli esiti di un suo sondaggio: appena l’8% dei russi ritiene che nel Paese esista una vera democrazia.

Un dato però emerge dai vari sondaggi, anche se non è palese: il terzo mandato presidenziale di Vladimir Putin inizia sotto una cattiva stella. Sebbene gli osservatori internazionali abbiano definito corrette le elezioni di inizio marzo dal punto di vista procedurale,  eticamente irregolare è stata la campagna elettorale, dove non c’è stata competizione: l’Osce ha infatti rilevato una pressochè assoluta mancanza di par condicio sui media russi, che ha favorito esclusivamente il premier russo.

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