Servizio-shock sulle manifestazioni anti-Putin: proteste

Nuova giornata di protesta oggi nella capitale russa, ma stavolta, dopo tre mesi in cui hanno giocato all’attacco, i manifestanti anti-Putin hanno dovuto cambiare strategia e sono scesi in piazza per difendere loro stessi dalle accuse -pesantissime- emerse da un documentario trasmesso giovedì dall’emittente privata NTV. Il servizio, dal titolo “Anatomia di una protesta”, aveva posto l’accento sulla presunta scarsa spontaneità delle manifestazioni di piazza susseguitesi dallo scorso 4 dicembre: le immagini hanno mostrato diverse persone, molte di etnia centroasiatica, che affermavano di aver ricevuto compensi (il più delle volte generi alimentari, ma anche piccole somme di denaro) in cambio della loro partecipazione ai cortei dell’opposizione o di false interviste in cui “confessavano” di aver preso parte alle manifestazioni a sostegno di Putin dietro pagamento.

La trasmissione non era neanche terminata, che le polemiche erano già divampate sul web: su Twitter Russia era immediatamente comparso l’ hashtag #NTVlizhet (“NTV mente”), mentre su Facebook veniva organizzata una manifestazione per oggi, da tenere dinanzi al centro televisivo di Ostankino, a Mosca. Che si è conclusa con un centinaio di arresti, in quanto non autorizzata dalle autorità cittadine: tra i fermati Boris Udaltsov del Fronte di Sinistra e Boris Nemtsov del PARNAS, poi rilasciati dopo essere stati identificati.

Indipendentemente dai contenuti del servizio trasmesso, ciò che è accaduto tocca due questioni molto importanti.

La prima, riguarda il ruolo di NTV, la principale emittente privata del Paese: negli anni Novanta parte del gruppo Media Most di proprietà dell’oligarca-bancarottiere Vladimir Gusinskij, a seguito del crack finanziario di quest’ultimo, nel 2001 viene acquisita da Gazprom Media, branca editoriale della Gazprom, il colosso energetico statale i cui vertici sono nominati dal Cremlino. Anche se NTV ha cercato di mantenere una linea editoriale abbastanza equilibrata, nonostante l’ingombrante presenza di Gazprom, ciò non è stato sufficiente per garantire un sistema radio-tv davvero indipendente dal Cremlino e dai potentati economici: per questo motivo il presidente uscente Dmitrij Medvedev lo scorso gennaio ha invitato la nuova Duma a legiferare su di una riforma dell’intero comparto radiotelevisivo.

La seconda riguarda invece i rapporti tra gli antiputiniani e gli Usa: nel servizio di NTV appaiono anche alcune immagini (provenienti da YouTube) che mostrano membri dell’opposizione che si recano presso l’Ambasciata americana di Mosca. Vere o false che esse siano, resta aperta la questione di un rapporto mai chiarito con Washington.
A gennaio, infatti, il neo-ambasciatore Usa McFaul, appena giunto a Mosca, volle incontrare subito i leader che in quei giorni infiammavano la protesta russa, mentre a dicembre il sito giornalistico russo Lifenews.ru aveva pubblicato un carteggio via e-mail (mai smentito) tra un alto diplomatico statunitense e il direttore della Ong Golos, che faceva parte del gruppo degli osservatori indipendenti chiamati a vigilare sulle elezioni parlamentari e da cui partirono le prime denunce di brogli. Nelle e-mail (tutte datate tra il luglio e il novembre 2011) i due discutevano di questioni finanziarie, ovvero la richiesta della Ong di maggiori sovvenzioni e le contestazioni del Dipartimento di Stato Usa sulle spese rendicontate da Golos, ma anche di non ben precisate azioni da tenere in occasione delle imminenti consultazioni politiche russe.

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