L’opposizione russa alla ricerca di un’identità

Fatto il Presidente, ora tocca fare l’opposizione: il mezzo flop della manifestazione tenuta sabato scorso, alla presenza di poco più di 15mila partecipanti, rende quanto mai attuale la questione dello schieramento che non c’è. Finita la campagna elettorale in cui ha avuto un ruolo di protagonista, ora la piazza s’interroga sul suo futuro politico, che sembra ad oggi alquanto nebbioso, per il fatto che l’opposizione russa soffre di una grave crisi d’identità. Se provate a chiedere ad un qualsiasi individuo per le strade di Mosca chi per lui rappresenta l’opposizione a Putin, vi troverete dinanzi alle risposte più varie.

Opposizione sono i comunisti ma anche i liberali, i democratici come i nazionalisti, i blogger come gli ambientalisti, gli arancioni come i socialdemocratici. In una parola: frammentazione. Un fenomeno non legato solo all’ovvia incompatibilità tra schieramenti di ideologie diametralmente opposte, ma presente anche nei singoli schieramenti, in particolare in quello liberale e nella sinistra.

Tra i liberali, le elezioni hanno consacrato l’ascesa del miliardario Prokhorov, che ha scavalcato Zhirinovskij e nella capitale è risultato il secondo candidato più votato dopo Putin (che qui non ha ottenuto la maggioranza dei consensi), e tutto questo senza avere alle spalle alcun partito. Partito che l’oligarca sta mettendo su in fretta e furia, con l’obiettivo di attrarre i voti della crescente media borghesia russa.

Ma ciò si preannuncia come un’impresa titanica, vista l’abbondanza di partiti che s’ispirano al liberalismo europeo: oltre a quello di Prokhorov c’è Jabloko di Javlinskij e il Parnas di Nemtsov e Kasjanov, solo per citarne alcuni. E tra di loro una norma elettorale che scoraggia gli accorpamenti tra i partiti. “L’unica flebile speranza di avere un blocco d’opposizione sta nella riforma della legge elettorale – ha dichiarato Boris Nemtsov, uno dei tanti leader della protesta di questi mesi –  Ma se questa non verrà cambiata, allora sarà palese l’obiettivo di Putin di frammentare l’opposizione”.

Ancora più disastrata la situazione a sinistra, dove vige un blocco a tre tra il Partito Comunista, i moderati di Russia Giusta e i populisti del Fronte di Sinistra: tre schieramenti molto diversi tra di loro, che difficilmente garantiranno la tenuta dell’alleanza per più di qualche mese.

Annunci