La Russia s’interroga sul presunto attentato a Putin

Vladimir Putin

Nella turbolenta campagna elettorale per le presidenziali russe non poteva mancare anche il terrorismo ceceno, finora stranamente assente: la notizia, divulgata dalla Tv di Stato, sull’attentato che alcuni terroristi islamici avrebbero organizzato contro Putin e che i servizi russi sarebbero riusciti a sventare grazie ad una soffiata dei loro colleghi ucraini, ha contribuito a infiammare la vigilia del voto. Pericolo reale o messinscena, gli interrogativi sono tanti.

I fatti. L’intelligence ucraina informa Mosca di aver arrestato, ad inizio gennaio, due uomini di religione islamica che avevano provocato un’esplosione nel loro appartamento di Odessa, che dopo settimane di interrogatori, avrebbero confessato di aver progettato un attentato contro Vladimir Putin. Secondo le dichiarazioni di uno dei due, l’attacco sarebbe dovuto avvenire subito dopo le elezioni presidenziali su Kutuzovskij Prospekt, la centralissima arteria moscovita che conduce al Cremlino, dove sarebbe dovuta esplodere una bomba da 40 kg di tritolo al passaggio del corteo presidenziale. La mente dell’attentato sarebbe la stessa delle stragi nella metropolitana della capitale del marzo 2010 e di quella all’aeroporto internazionale di Mosca Domodedovo: Doku Umarov, l'”emiro del Caucaso”, il leader della guerriglia cecena considerato il referente caucasico di al-Qaeda.

La tempistica di come è stato sventato quello che avrebbe potuto essere un nuovo bagno di sangue nella capitale russa ha però generato qualche dubbio in più di una persona. Ammettendo come veritiera la confessione dei due terroristi, suscita perplessità il fatto che, a pochi giorni dalle più convulse elezioni presidenziali della Russia postsovietica, il Fsb annunci di aver sventato un attacco terroristico contro il candidato della discordia.

Studi di politologia in effetti ha dimostrato come un attentato contro un rappresentante delle istituzioni spinga automaticamente i cittadini di diverso credo politico a “unirsi intorno alla bandiera”. Lo staff di Putin starebbe tentando di cavalcare l’onda emotiva della notizia per conquistare più voti? Molti analisti politici ritengono l’ipotesi troppo scontata per essere vera, mentre invece nulla escludere che l’iniziativa sia partita proprio dai servizi segreti russi, che avrebbero ingigantito, e molto, la vicenda per mostrare la loro efficienza. I due arrestati non sarebbero legati a Umarov, di cui avrebbero richiesto loro un supporto logistico ma sarebbero in realtà due bombaroli fai-da-te: la loro inesperienza sarebbe confermata sia dall’appartamento-covo fatto accidentalmente esplodere a Odessa, sia dall’organizzazione molto approssimativa dell’azione contro Putin.

Sul sito Kavkazcenter.com, portale dove spesso è possibile leggere dichiarazioni e minacce di Umarov e simili, ad inizio febbraio era stato pubblicato un video in cui l’emiro del Caucaso esprimeva parole di supporto nei confronti delle manifestazioni anti-Putin e annunciava un’azione terroristica contro le forze di sicurezza e il Fsb, definiti cani da guardia di un regime “cechista e sanguinario”.

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