Siria, tensione alle stelle dopo il veto di Mosca all’Onu

Il presidente siriano Bashar al-Assad

All’indomani del veto posto da Russia e Cina sulla risoluzione Onu che  puntava a costringere il presidente siriano Bashar al-Assad alle dimissioni, Mosca definisce “obbligata” la sua scelta, poichè il testo presentato al Consiglio di Sicurezza contemplava sanzioni solo alle forze regolari fedeli ad Assad, e non anche per i miliziani delle forze ribelli, come invece richiesto dal Cremlino. “La bozza non rifletteva realisticamente la reale situazione nel Paese”, ha spiegato l’ambasciatore russo Vitalij Churkin, ed una sua approvazione “avrebbe inviato un segnale confuso alle parti in lotta”, contribuendo ad allontanare una soluzione di pace. Troppo ambiguo il testo delle risoluzione per Cina e Russia, soprattutto in alcune parti concernenti la possibilità di un intervento militare contro la Siria, a cui Mosca e Pechino si oppongono fermamente.

Il ministro degli Esteri Lavrov, intervenuto ieri alla Conferenza per la Sicurezza Internazionale in corso a Monaco di Baviera, ha ribadito che le frange armate all’interno dell’opposizione siriana rappresentano un ostacolo sulla strada del dialogo tra le parti in lotta, e la risoluzione respinta non avrebbe affatto contribuito a isolarli. Lavrov ha inoltre annunciato che martedì volerà a Damasco per convincere Assad ad avviare riforme democratiche, che per il capo della diplomazia russa sono “l’unico modo che esiste per stabilizzare la situazione nel Paese”.

I buoni rapporti tra la Russia e la Siria non sono un mistero, anche se Medvedev in più occasioni nei mesi scorsi è intervenuto con parole di condanna nei confronti della repressione ordinata da Assad, come anche ha invitato a Mosca i rappresentanti delle forze ribelli per instaurare un canale di dialogo.
Ma Damasco resta comunque un partner strategico per il Cremlino. La Siria è uno dei principali acquirenti di mezzi militari e sistemi di difesa russi (pochi giorni fa il Kommersant ha rivelato la stipula di un accordo da 550 milioni di dollari per la fornitura di 36 aerei da combattimento Yak-130 all’aeronautica siriana), e questo rapporto privilegiato permette a Mosca di disporre di uno sbocco sul Mediterraneo grazie al porto di Tartus, dove la marina russa conserva una base di supporto per le navi della flotta del Mar Nero.
Proprio a Tartus, lo scorso gennaio, una sosta tecnica della portaerei russa Kuznetsov ha provocato reazioni da parte degli Usa, per il fatto che alcuni rappresentanti del governo di Damasco salirono a bordo per ringraziare gli ospiti russi della loro solidarietà verso il popolo siriano.

Tuttavia anche i media non governativi siriani manifestano perplessità sui contenuti della risoluzione bocciata a New York. “Non sono sicuro che le nazioni che sostenevano quella risoluzione agissero nell’esclusivo interesse della Siria”, ha dichiarato all’emittente russa RT Ali Mohamed, direttore del quotidiano in lingua inglese Syria Tribune. “C’è stata in settimana una buona opportunità per redigere una bozza comune che potesse soddisfare le parti in lotta – ha continuato Mohamed – ma non ha avuto l’appoggio dell’Occidente”.

Intanto questa mattina un gruppo di sostenitori dell’opposizione siriana, tra cui molti libici, ha assaltato l’ambasciata russa a Tripoli, riuscendo a stappare in parte la bandiera russa. L’agenzia Itar-Tass riferisce che l’assalto ha non ha provocato danni, nè feriti tra il personale diplomatico. Le autorità libiche hanno presentato a Mosca scuse formali per l’accaduto, ma le critiche russe alla missione internazionale che ha portato alla caduta del regime di Gheddafi di certo non sono state dimenticate dagli insorti libici, e quanto accaduto oggi assume molto il sapore di una vendetta.

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