Balzo dell’economia bielorussa, ma la crisi preoccupa

Il 2011 verrà ricordato dai bielorussi per la pesante svalutazione monetaria attuata nel mese di maggio, ma anche per il notevole balzo in avanti dell’economia: stando al rapporto annuale della Commissione Statistica nazionale diffuso ad inizio anno, il PIL 2011 della Bielorussia è aumentato del 5,3% rispetto all’anno precedente, come pure sono in crescita la produzione industriale (+9,1%) e quella agricola (+6,6%). In forte aumento anche l’export di prodotti tecnologici, pari al 17% dei beni esportati durante il 2011, anche grazie alla debolezza del rublo bielorusso che li ha resi molto appetibili sui mercati esteri, specie su quelli europei, verso cui le esportazioni sono aumentate del 217% rispetto al 2010. Incremento (+13,3%) anche negli investimenti a capitale fisso, che hanno toccato un valore pari a 10,7 miliardi di dollari. Segnali che l’economia bielorussa si sta riprendendo dal crack finanziario della scorsa estate, che aveva quasi trasformato il rublo locale in cartastraccia e obbligato Minsk a cedere alla Russia vari asset strategici (come la compagnia energetica Beltransgaz) in cambio di liquidità? Secondo la Banca Centrale bielorussa, la situazione si sta stabilizzando, tanto che non sono previsti ulteriori  interventi di supporto di banche straniere. Ma alla possibilità che l’economia bielorussa sia ormai in via di guarigione non crede l’economista Leonid Zlotinikov, che dalle colonne del quotidiano indipendente Narodnaja Volija ha tracciato previsioni poco rassicuranti per i prossimi mesi: se non ci saranno scosse, la primavera porterà una nuova crisi economica.

“La Bielorussia soffre di una grave debolezza della sua moneta, provocata dall’enorme debito accumulatosi negli ultimi anni, che nel 2012 governo, banche e imprese dovranno rimborsare”, scrive Zlotnikov, secondo cui, “il Paese ora dovrebbe pagare un miliardo di dollari al mese ai propri creditori, più altri due agli investitori esteri”.
La salvezza Zlotnikov la vede nelle riforme, quelle che il Fmi in estate aveva imposto a Minsk in cambio degli aiuti economici: “Dobbiamo scegliere: o imitiamo la Russia e adottiamo una vera economia di mercato, oppure la Bielorussia diventerà una nuova Corea del Nord, dove la gente costruisce il socialismo come noi, ma alla fine patisce la fame”.

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