Russia, l’inflazione scende ai minimi storici

Il nuovo anno si è aperto con una lieta sorpresa per i russi: con un incremento di appena il 6,1 per cento rispetto al 2010, la crescita annua dell’inflazione si è inaspettatamente rivelata inferiore a quanto gli economisti e i tecnici del governo avessero stimato. Mai, dal 1991, l’inflazione era stata così bassa e, ironia della Storia, questo risultato giunge esattamente a vent’anni dall’avvio della discutibile shock-therapy imposta dal Fmi alla Russia post-comunista, che, con una serie di misure da capitalismo ultraliberista applicate ad una debole democrazia neofita dell’economia di mercato, contribuì non poco a mandare alle stelle i prezzi dei generi di primo consumo, completando così il disastro economico russo avviato un decennio prima dai miopi dirigenti del GosPlan.

L’8,8% toccato nel 2009 e nel 2010 avrà di certo condizionato anche gli analisti del Ministero dello Sviluppo Economico e Sociale, visto che per il 2011 stimavano una crescita tra il 6,2 e il 6,4 per cento: un risultato dunque al di sopra (o meglio, al di sotto) delle attese, dovuto anche a scelte economiche attuate in maniera corretta, che rendono il dovuto onore all’ex ministro delle Finanze Aleksej Kudrin (dimessosi a settembre fa per contrasti con Medvedev proprio sul controllo della spesa pubblica), che quelle misure le aveva volute fino al punto di giocarsi la carriera politica. Una su tutte, la decisione presa dal governo e dalla Banca Centrale di non aumentare l’emissione di carta moneta per fronteggiare la crisi valutaria esplosa nel 2008.

Continuerà Mosca a mantenere basso il suo tasso d’inflazione anche nel 2012? Le stime ufficiali sono ottimistiche e stimano un incremento tra il 5 e il 6 per cento, inferiore a quello del 2011: ipotesi che trova conferma anche tra gli analisti economici che vedono segnali affinchè la buona performance dell’anno appena trascorso venga appunto migliorata. Ma non mancano quelli che prevedono che quest’anno la crescita inflattiva, seppur in maniera minima, supererà comunque quella del 2011: fattore chiave saranno le presidenziali di marzo, che comporteranno una maggiore spesa sociale che andrà a influire inevitabilmente sulla tenuta dell’inflazione.

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