“L’aggettivo ‘Bulgaro’? In Italia suona come un’offesa”

Nel corso dell’edizione di ieri del Tg serale, l’emittente bulgara bTV, principale canale televisivo privato nazionale, ha dedicato un servizio all’Italia. Niente di nuovo se si pensa che il Bel Paese, per via del rischio-default sempre in agguato, è da mesi al centro delle attività di redazione dei network giornalistici mondiali. Tuttavia, stavolta le difficoltà economiche italiane non c’entrano: oggetto della notizia è stata la connotazione negativa che noi italiani diamo all’aggettivo “bulgaro”.

Il servizio racconta come il termine in Italia venga ormai utilizzato per indicare una mancanza di individualità o di capacità di resistenza, dovuta alla vecchia immagine della Bulgaria come più stretto alleato dell’Unione Sovietica (molti la definirono la “sedicesima repubblica dell’Urss”). Ma il termine è collegato soprattutto agli inverosimili esiti delle elezioni dell’epoca, quando il Partito Comunista locale otteneva sempre percentuali vicine al 99 per cento, all’origine delle famose “percentuali bulgare”.

“Devo ammetterlo: ho utilizzato anche io quel termine in senso negativo – ha rivelato il giornalista del Sole 24 Ore Gerardo Pelosi, intervistato da bTV -, ma non l’ho mai collegato in alcun modo alla Bulgaria come paese o come nazione”. Pelosi riconosce che quel termine, così come utilizzato in Italia, suona offensivo verso i cittadini bulgari: “E’ come quando il termine ebreo viene utilizzato con connotazioni dispregiative”.

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