Il caso-Khodorkovskij entra nella sfida per il Cremlino

Il pesante tonfo elettorale registrato da Russia Unita ad inizio dicembre e le successive manifestazioni di piazza sembrano aver avuto ripercussioni sulla campagna elettorale di Vladimir Putin, che sembra aver di colpo, e inaspettatamente, svoltato verso toni molto soft, per non dire “liberal”. Il premier ha infatti mostrato aperture su di un tema molto controverso ed oggetto di critiche sia in patria che all’estero: il caso-Khodorkovskij, l’ex petroliere in carcere dal 2003 per frode fiscale e corruzione. La vicenda giudiziaria di colui che all’inizio degli anni Duemila era considerato l’uomo più ricco di Russia è nota: quando fu arrestato nel febbraio di otto anni fa per reati fiscali, Michail Khodorkovskij era un giovane oligarca che, grazie anche alle sue solide amicizie con il clan di Boris Eltsin, a soli quarant’anni controllava il colosso petrolifero privato Yukos-Sibneft, il principale ostacolo alle politiche energetiche monopolistiche che il Cremlino stava attuando da qualche anno. Attivo finanziatore di schieramenti politici anti-Putin, poco prima di finire in manette Khodorkovskij non aveva escluso di potersi candidare alle Presidenziali del 2008.

Questi fattori hanno portato i suoi sostenitori a considerare “politiche” le accuse mosse nei suoi confronti, mentre Putin ha sempre ribadito la correttezza delle indagini, arrivando anche, la scorsa primavera, a definire l’ex magnate del petrolio “un ladro che deve restare in galera”. Ma le opinioni possono cambiare per tutti, tanto che la scorsa settimana il Primo Ministro si è detto pronto a graziare Khodorkovskij se verrà eletto presidente, a patto che nella sua richiesta di grazia l’ex boss della Yukos riconosca la sua colpevolezza: un qualcosa che invece Khodorkovskij si è sempre rifiutato di fare.
E’probabile che questo cambio di strategia sia collegato alle dichiarazioni dell’imprenditore-oligarca Michail Prokhorov, anch’egli candidato di area liberale alle Presidenziali di marzo, che pochi giorni prima aveva promesso di scarcerare Khodorkovskij se in marzo dovesse diventare Capo dello Stato: evidentemente Putin, dopo i cortei di due sabati fa, sembra preoccupato soprattutto di un’emorragia di voti dell’elettorato liberale, che oggi è frammentato vista la molteplicità dei partiti d’ispirazione liberale sulla scena politica russa, ma che potrebbe catalizzarsi proprio intorno ad un candidato come Prokhorov.

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