Putin contro Putin

Putin in una partita di hockey

Lo scorso mese su questo blog avevo parlato della sicura vittoria di Vladimir Putin alle presidenziali del prossimo marzo, vista l’assenza di un’opposizione degna di questo nome. Oggi devo cambiare in parte la mia posizione. L’opposizione al premier russo esiste: è lui stesso. Putin sta facendo veramente di tutto per rendersi insopportabile perfino al suo stesso elettorato: da quando si è candidato a Presidente, non perde occasione di apparire ovunque, anche e soprattutto dove la politica non c’entra affatto. E queste sue “prezzemolinate” cominciano a dar fastidio ai russi. Lo si è visto domenica a Mosca, quando, dopo un’esibizione dei campioni russi di catch e arti marziali, il premier (peraltro appassionato di judo) ha pensato bene di salire sul ring e improvvisare un comizio a base di retorica patriottica. Risultato: una salva di fischi dal pubblico.

Ora, è molto probabile che non ci siano ragioni ideologiche dietro questi fischi, visto che, più che per un vero e proprio dissenso nei suoi confronti, i contestatori erano arrabbiati perchè l’ospite indesiderato era andato a disturbargli lo spettacolo. Ma è proprio perchè quello dello stadio Olimpiskij era un pubblico di suoi potenziali elettori che questa contestazione deve suonare come un campanello d’allarme per il candidato Putin.

GUARDA IL VIDEO (da YouTube)

Qualcosa è cambiato tra la politica, di cui Putin è simbolo, e la Russia. Il messaggio di quei “Buuh” è sembrato del tipo: “Ti applaudiamo se fai bene, ti fischiamo se fai male”. E male ha fatto Putin ad usare un evento sportivo per suoi fini elettorali: la gente non gliel’ha perdonata. Magari poi a marzo lo voterà anche, ma sembra che i russi non siano più intenzionati a firmare una cambiale in bianco con chi li governa. Domenica ne abbiamo avuto prova: la Russia sta finalmente diventando un Paese normale, dove i politici devono rispondere anche dei loro comportamenti nei confronti degli elettori.

Del resto, Putin questa contestazione sembra essersela cercata davvero. Non pago di avere la vittoria in mano (secondo gli ultimi sondaggi vincerà con percentuali intorno al 65-70%), ha impostato la sua campagna elettorale sulla trasformazione della sua immagine di duro, che aveva caratterizzato la sua prima presidenza, in una di “uomo comune”. E così gli appassionati di automobilismo se lo sono dovuto sorbire alla guida di una monoposto, quelli di hockey a giocare con la divisa della nazionale di hockey, qualche giorno fa i clienti di uno studio odontoiatrico se lo sono perfino trovati nei panni di un dentista! Troppo. In confronto, il presidente operaio di berlusconiana memoria era niente.

Non è un mistero che dietro questa bulimia di presenza pubblica ci sia una sfida non dichiarata con Medvedev. Putin è consapevole che l’attuale presidente gode di una popolarità più ampia della sua presso la borghesia medio-alta, quella che naviga su internet, che viaggia all’estero, e che è più sensibile a problemi come il rispetto dei diritti umani, la tutela dell’ambiente e la lotta alla corruzione.  Per questo la vera sfida di Putin in questa consultazione sembra quella di recuperare terreno su un avversario che invece la sua rassicurante immagine di moderato se l’è costruita su Twitter, Facebook e blog vari.

Nonostante le loro ripetute smentite, la tornata elettorale “politiche-presidenziali” sarà in sostanza una sfida in due round tra Medvedev e Putin. Prima della candidatura alle politiche di l’attuale presidente russo (sostenuta da Putin), i sondaggi davano il loro partito Russia Unita vincente, ma in calo di voti: se il prossimo 4 dicembre a Russia Unita riuscirà un clamoroso recupero, ciò sarà un successo dovuto all’effetto Medvedev. E se ciò accadrà, a marzo il candidato presidente Putin dovrà rispondere al suo alleato-rivale con un plebiscito. Ma dopo i fischi di ieri ciò non sembra tanto scontato.